Immagine generata con AIA partire dalla fine di agosto 2026, la Svizzera riprenderà a trasferire i richiedenti asilo verso l'Italia, terminando un blocco durato quasi quattro anni. L'interruzione era stata avviata dal governo italiano nel dicembre 2022, motivata dal sovraccarico del sistema di accoglienza e dal rifiuto di riammettere persone entrate in Europa attraverso l'Italia e poi spostatesi in altri Paesi. La decisione svizzera, confermata da Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), tramite la radiotelevisione pubblica svizzera SRF, prevede una ripresa graduale con voli già prenotati per casi isolati. Si stima che circa 652 richiedenti asilo possano essere rimandati in Italia dalla Svizzera, mentre durante il periodo di blocco le autorità elvetiche avrebbero dovuto riammettere 3.784 persone.
La base legale per questi trasferimenti è il sistema di Dublino, l'insieme di norme che attribuisce la responsabilità dell'esame di una domanda d'asilo al primo Paese dell'Unione Europea o associato a Schengen, come la Svizzera, in cui il richiedente è entrato. La svolta è legata all'entrata in vigore, il 12 giugno 2026, del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Questo patto prevede sostegno finanziario e sgravi per i Paesi di primo ingresso come l'Italia, ma richiede che tali Stati accettino i trasferimenti. La mossa della Svizzera è parallela a quella della Germania, che ha annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l'Italia, con un primo caso previsto per il 19 agosto.
Permangono incertezze sulla gestione dei casi preesistenti. Mentre il Ministero dell'Interno italiano ha dichiarato di considerare chiusi i casi di chi è arrivato prima del 12 giugno 2026, la SEM svizzera ha precisato di non aver siglato un accordo con Roma che escluda esplicitamente i trasferimenti di persone arrivate prima di quella data. Questo indica una possibile area di negoziazione tra Italia e Svizzera, sebbene l'obiettivo dichiarato da Berna sia una ripresa graduale.