
Nirmal Purja, l'alpinista nepalese conosciuto come "Nimsdai", è morto a 43 anni in una valanga sul Broad Peak, la dodicesima montagna più alta del mondo, nel Karakoram in Pakistan. L'incidente si è verificato giovedì 30 luglio 2026, mentre Purja e la sua spedizione stavano salendo tra Campo II e Campo III, a un'altitudine tra i 6.500 e i 7.000 metri. La sua morte, insieme a quella di altri nove membri della spedizione, è stata confermata sabato 1 agosto 2026 dalla sua agenzia, Elite Exped, e dal Primo Ministro del Nepal, Balendra Shah.
Purja, ex soldato che ha servito nei Gurkha e nelle forze speciali britanniche, era diventato famoso nel 2019 con il suo "Project Possible", in cui ha scalato tutte le 14 vette del mondo sopra gli ottomila metri in sei mesi e sei giorni. Questa impresa è stata raccontata nel documentario Netflix "14 Peaks: Nothing Is Impossible". Nel 2021 aveva guidato il team nepalese nella prima ascensione invernale del K2. Al momento dell'incidente sul Broad Peak, Purja stava tentando di scalare per la seconda volta tutti gli ottomila, senza usare ossigeno supplementare, e il Broad Peak era la penultima vetta del suo progetto. Le dieci vittime della valanga provenivano da diverse nazioni; oltre ai sei nepalesi, tra i morti figurano un cittadino americano, un omanita (Nadhira Alharthy, la prima donna dell'Oman ad aver scalato l'Everest), un pakistano e uno cinese. Le operazioni di recupero sono state complesse a causa del maltempo e del terreno impervio, ma i corpi sono stati localizzati.