
Nel mese di luglio 2026, l'Italia sta affrontando un'ondata di rincari senza precedenti per i carburanti, con il diesel che ha superato i 2,1 euro al litro e la benzina che ha valicato la soglia dei 2 euro, soprattutto in autostrada. Le ultime rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), l'ente governativo che monitora i prezzi dei beni e servizi, indicano per il 19 luglio 2026 un prezzo medio nazionale della benzina self-service sulla rete ordinaria di 1,934 euro al litro e di 2,089 euro per il gasolio. In autostrada, la situazione è più critica, con la benzina a 2,023 euro al litro e il diesel a 2,161 euro al litro in modalità self-service. Si registrano persino picchi ben oltre queste medie, con il gasolio che, in modalità servito, arriva a sfiorare i 2,7 euro al litro su tratte autostradali come la A21 Torino-Piacenza o in alcune pompe di Milano anche in self-service.
Questi aumenti sono il risultato di una combinazione di fattori. Da un lato, le crescenti tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz, una via marittima cruciale per il trasporto del petrolio, stanno influenzando negativamente i mercati energetici globali, spingendo al rialzo le quotazioni del greggio. Dall'altro, un fattore interno determinante è stata la mancata proroga del taglio delle accise sui carburanti, una misura di alleggerimento fiscale che era scaduta il 3 luglio scorso. Le accise sono imposte indirette che gravano su specifici beni di consumo, come i carburanti, e la loro reintroduzione a pieno regime ha avuto un impatto diretto e immediato sui prezzi alla pompa. Questo scenario ha generato un aggravio stimato di circa 1,5 miliardi di euro per gli automobilisti italiani tra luglio e agosto, rispetto all'estate precedente, secondo le analisi di Facile.it e le denunce di associazioni come il Codacons e Federconsumatori, che chiedono un intervento governativo urgente per arginare la speculazione e tutelare il potere d'acquisto delle famiglie.
Se la situazione non dovesse migliorare, è plausibile che l'aumento dei costi dei trasporti si rifletta ulteriormente sui prezzi al consumo, aggravando l'inflazione e riducendo il potere d'acquisto delle famiglie, non solo per i diretti costi del rifornimento ma anche per i beni di largo consumo. La pressione delle associazioni di categoria e dei consumatori potrebbe portare il governo a riconsiderare l'ipotesi di nuovi interventi, come una reintroduzione temporanea del taglio delle accise o l'attivazione di meccanismi di controllo sui prezzi, sebbene al momento l'esecutivo abbia escluso tale possibilità.