
Sono trascorsi trentaquattro anni da quella drammatica domenica del 19 luglio 1992, quando a Palermo, in Via D'Amelio, un'autobomba mafiosa assassinò il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Emanuela Loi, in particolare, fu la prima donna della Polizia di Stato a perdere la vita in servizio. La strage avvenne a meno di due mesi dall'attentato di Capaci, dove persero la vita il collega e amico Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la loro scorta, in una stagione di violenza mafiosa che sconvolse l'Italia. Oggi, in diverse città italiane, da Palermo a Milano, Como e Ferrara, si svolgono cerimonie e iniziative per onorare la memoria delle vittime e ribadire l'impegno per la legalità e la giustizia.
Paolo Borsellino fu un magistrato simbolo della lotta alla criminalità organizzata, membro del pool antimafia di Palermo. Era consapevole dei rischi che correva e continuò il suo lavoro con determinazione, dedicando la sua vita al contrasto alla mafia non solo con l'attività repressiva, ma anche con la promozione della cultura della legalità e l'educazione dei giovani. A trentaquattro anni di distanza, la ricerca della verità completa su Via D'Amelio continua a interrogare le coscienze. Un'importante novità giudiziaria è giunta ad aprile 2026, quando la Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza della GIP di Caltanissetta, che impone nuove indagini sui possibili mandanti esterni della strage. Ciò significa che il fascicolo contro ignoti resta aperto, e la Procura dovrà condurre ulteriori accertamenti sui collegamenti esterni a Cosa Nostra e sulla cosiddetta "pista nera", ovvero l'ipotesi di un coinvolgimento di ambienti dell'eversione di destra. Nel contempo, il Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ha ribadito ad aprile 2026 che l'indagine "mafia-appalti" è stata una "sicura concausa" della strage, evidenziando come i depistaggi nelle indagini siano stati "al servizio di istituzioni deviate".
Questi sviluppi si inseriscono in un contesto di acceso dibattito. La Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, ha riacceso le discussioni sulla pista "mafia-appalti" come causa unica della strage, una posizione che l'ex Procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli, in un suo articolo pubblicato proprio il 19 luglio 2026, ha fermamente contestato, ritenendo la pista "da escludere" come movente principale e sostenendo che non regga ai fatti. Le polemiche sulle attività della Commissione sono state espresse anche dall'associazione Agende Rosse Ferrara, che teme possano allontanare l'attenzione dall'obiettivo primario di fare piena luce sulle responsabilità. L'eredità di Paolo Borsellino, tuttavia, continua a ispirare un impegno diffuso per la legalità, con l'insegnamento che la lotta alla mafia non è solo compito delle istituzioni, ma di ogni cittadino, partendo dall'educazione e dal togliere consenso alle organizzazioni criminali.