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Medio Oriente, tregua effimera in Iran: missili Houthi infiammano il Mar Rosso

25 luglio 2026 alle ore 08:29
Riscritto da Daily4u
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Il Medio Oriente sta vivendo un'altalena di tensioni, con una fragile pausa negli attacchi aerei statunitensi contro l'Iran, seguita immediatamente da una recrudescenza degli scontri tra i ribelli Houthi dello Yemen e l'Arabia Saudita. Per la prima volta in quindici giorni, l'Iran ha segnalato una notte senza nuovi raid americani, un fatto che potrebbe indicare un rallentamento della campagna militare iniziata a febbraio 2026 dagli Stati Uniti e Israele e intensificatasi nelle ultime settimane per via di attacchi iraniani a petroliere nello Stretto di Hormuz. Parallelamente, la situazione nel Mar Rosso è precipitata: i ribelli Houthi, un movimento sciita sostenuto dall'Iran che controlla gran parte dello Yemen settentrionale e occidentale, hanno rivendicato il lancio di missili e droni contro infrastrutture petrolifere saudite nelle città costiere di Jizan e Yanbu, sedi di importanti impianti di Aramco, la compagnia petrolifera statale saudita. Questi attacchi sono stati una risposta diretta ai bombardamenti aerei condotti dall'Arabia Saudita sulla città yemenita di Hodeida, snodo vitale controllato dagli Houthi. Il conflitto tra Houthi e Arabia Saudita ha implicazioni globali, data la minaccia al traffico marittimo nello Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta un passaggio obbligato per circa il 12% del commercio mondiale e un quarto del traffico di container. Le tensioni hanno già causato un aumento dei prezzi del petrolio, con il Brent che ha superato i 100 dollari al barile.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avuto un ruolo centrale in questa fase di alta tensione. Conosciuto per la sua retorica spesso aggressiva e imprevedibile, Trump aveva minacciato una "punizione militare di vasta portata" contro l'Iran e gli Houthi e aveva dichiarato di stare valutando un "attacco massiccio" su Teheran. Tuttavia, gli ultimi sviluppi suggeriscono che, almeno per il momento, abbia messo da parte l'opzione di un'ulteriore escalation su larga scala. Questa fluttuazione nella posizione di Washington riflette la complessità di una crisi che ha visto il fallimento di un memorandum d'intesa siglato a giugno tra USA e Iran, che avrebbe dovuto riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere le ostilità per 60 giorni. Attualmente, sono in corso sforzi diplomatici, con l'Oman che sta mediando colloqui per trovare una soluzione e ripristinare la navigazione sicura nello Stretto di Hormuz.

Se la pausa negli attacchi diretti USA-Iran dovesse perdurare, è plausibile che l'attenzione si concentri sugli sforzi diplomatici e sulle dinamiche del conflitto Yemen-Arabia Saudita. Tuttavia, la fragilità della situazione e la determinazione di tutti gli attori regionali rendono lo scenario futuro incerto, con il rischio costante di nuove escalation che potrebbero ulteriormente destabilizzare l'approvvigionamento energetico globale e l'economia mondiale. La "modalità vendetta" di cui parlano alcuni titoli, associata al presidente Trump, suggerisce che la possibilità di nuovi e ampi attacchi resta una minaccia latente.

Fonti: The Guardian · Associated Press · The Washington Post · NewsCord · TIME · Egypt Independent · ACLED · Wikipedia · ANSA
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