
Un'imponente operazione dei Carabinieri, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ha inferto un duro colpo alla cosca Alvaro di Sinopoli, uno dei più noti e potenti clan della 'Ndrangheta. Dalle prime ore del 22 luglio 2026, oltre 200 Carabinieri hanno eseguito 35 misure cautelari in carcere, frutto di un'indagine approfondita che ha ricostruito l'intera filiera del narcotraffico internazionale. L'inchiesta, sviluppata in due fasi tra il 2020 e il 2024, ha documentato l'importazione di ingenti quantitativi di cocaina, complessivamente oltre 300 chili, proveniente da paesi sudamericani come Colombia, Brasile e Panama, destinata principalmente al porto di Gioia Tauro.
Uno degli aspetti più sconcertanti emersi è stata la capacità del sodalizio di gestire parte del traffico direttamente dal carcere di Siracusa, dove due indagati, all'epoca detenuti, impartivano ordini e direttive ai complici all'esterno utilizzando telefoni criptati sulla piattaforma "Sky Ecc". Fondamentale per l'organizzazione era anche la complicità di "portuali infedeli" al porto di Gioia Tauro, che aiutavano a manipolare le black list della Guardia di Finanza per i container sospetti, facilitando così l'introduzione della droga. Le accuse a vario titolo contestate agli indagati includono associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l'aggravante mafiosa, detenzione di armi e un tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, mirato a recuperare un debito di 500.000 euro legato a una partita di droga non pagata. Gli arresti sono stati eseguiti in dodici province italiane, tra cui Reggio Calabria, Palermo, Catania, Milano, Torino, Pavia, Pescara e L'Aquila, evidenziando la capillare diffusione della rete criminale.
Questi sviluppi mostrano ancora una volta la persistente minaccia della 'Ndrangheta nel panorama criminale globale, con la sua capacità di adattamento e di infiltrazione in contesti apparentemente insospettabili, come le infrastrutture portuali e persino gli ambienti carcerari. È plausibile che l'operazione possa portare a ulteriori indagini per smantellare completamente le ramificazioni ancora attive del clan e per rafforzare i controlli sui punti nevralgici del traffico internazionale, come il porto di Gioia Tauro. L'uso di tecnologie avanzate come i criptofonini da parte delle organizzazioni criminali sottolinea la costante sfida per le forze dell'ordine nel contrastare metodologie sempre più sofisticate.