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Digital Networks Act, l’Italia frena sulla transizione verso la fibra ottica

1 luglio 2026 alle ore 14:45
Riscritto da Daily4u
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COSA È SUCCESSO: L'Italia ha espresso riserve sostanziali riguardo al Digital Networks Act promosso a livello europeo. Il disaccordo verte specificamente sulla gestione delle infrastrutture in rame ancora in uso e sulle modalità di assegnazione e gestione delle frequenze radio, segnando un momento di rallentamento nelle trattative tra Roma e Bruxelles.

PERCHÉ CONTA: Il settore delle telecomunicazioni europeo attraversa una fase di profonda trasformazione, spinta dalla necessità di colmare il divario tecnologico con Stati Uniti e Asia. Il rame rappresenta l'infrastruttura ereditata dal passato: mantenerlo ha costi di manutenzione elevati ma garantisce una copertura capillare, mentre la migrazione verso la fibra è l'unico modo per sostenere l'economia dei dati. Le istituzioni coinvolte, come la Commissione Europea e le autorità di regolamentazione nazionali (in Italia l'AGCOM), devono mediare tra la spinta all'innovazione rapida e la stabilità finanziaria delle grandi compagnie di rete, che vedono nel rame una rendita di posizione ormai a rischio estinzione.

COSA POTREBBE CAMBIARE: È plausibile che questo freno italiano porti a una negoziazione più lunga sui tempi di spegnimento definitivo delle reti in rame, permettendo una transizione più graduale. Storicamente, situazioni del genere portano a compromessi che ammorbidiscono i vincoli sugli investimenti minimi obbligatori. Se l'Italia riuscisse a imporre la propria linea, potremmo assistere a un modello ibrido che favorisce la sopravvivenza delle vecchie tecnologie per un periodo prolungato, limitando però la velocità di adozione dell'ultrabanda nelle aree periferiche, che resterebbero legate a standard ormai tecnologicamente superati.

Fonti: Agenda Digitale
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