Immagine generata con AILa diplomazia internazionale fatica a sbloccare la situazione nella Striscia di Gaza, come evidenziato dalla recente missione di Jared Kushner, genero ed ex consigliere del Presidente Donald Trump. Kushner, inviato speciale per la 'Board of Peace' (Consiglio per la Pace) – iniziativa fondata da Trump nel febbraio 2026 per definire una roadmap per Gaza – ha incontrato i leader di Hamas in Egitto e, il giorno successivo, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme a metà agosto 2026.
Al centro delle discussioni c'è un piano in 15 punti sostenuto dagli Stati Uniti, che prevede la demilitarizzazione di Hamas e il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza in cambio di aiuti e ricostruzione. Hamas si è detta disponibile al disarmo, ma pone come condizione il ritiro completo delle truppe israeliane. Il Primo Ministro Netanyahu, la cui coalizione di governo attende le elezioni in ottobre, ha respinto parti del piano e ha ribadito la sua posizione: nessun ritiro o ricostruzione a Gaza prima del disarmo totale di Hamas. Netanyahu ha proposto che il disarmo avvenga sotto la supervisione di un generale americano. L'unico progresso concreto è la creazione di gruppi di lavoro su disarmo e demilitarizzazione.
Il quadro è complicato dalle dichiarazioni del Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir. Esponente del partito di estrema destra Otzma Yehudit (Potere Ebraico), Ben-Gvir ha suscitato condanna internazionale per aver detto in un podcast che Israele dovrebbe uccidere 30 o 40 persone ogni notte a Gaza, sostenendo che non sono persone. Il ministro ha anche criticato la riduzione degli attacchi di Netanyahu e ha appoggiato la colonizzazione israeliana della Striscia e l'emigrazione forzata dei palestinesi. Tali commenti sono stati presentati alla corte internazionale come possibile prova di intento genocida. Mentre Trump ha esortato Israele a fermare i raid, la realtà rimane quella di una guerra prolungata e di un processo diplomatico bloccato, con oltre 1.260 palestinesi uccisi dalla tregua di fine 2025.