Immagine generata con AICirca 2.500 dipendenti dell'indotto dell'ex Ilva – le imprese esterne che forniscono servizi come manutenzione e logistica – hanno scioperato oggi, 14 settembre 2026, per 24 ore, bloccando le strade principali di Taranto. La protesta è stata indetta dai sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb. La mobilitazione risponde alla procedura di licenziamento collettivo avviata dalle aziende, conseguenza della decisione della Corte d'Appello di Milano dell'11 settembre: l'area a caldo, dove si fondono le materie prime negli altiforni, dovrà chiudere entro il 28 ottobre. Lo stop all'impianto, vitale per il ciclo produttivo, mette a rischio la continuità lavorativa delle imprese esterne.
La vertenza dell'acciaieria si trascina da anni tra esigenze produttive e tutela della salute. La sentenza, volta a ridurre l'inquinamento, lascia migliaia di persone nell'incertezza. I sindacati chiedono il blocco dei licenziamenti, ammortizzatori sociali e un piano industriale che garantisca il futuro della città. Francesco Brigati, segretario della Fiom Cgil per Taranto e la Puglia, ha sottolineato l'urgenza di un confronto con il governo per i 15.000 lavoratori complessivi coinvolti. L'incontro è atteso per domani, ma la convocazione formale non è ancora arrivata ai sindacati.
Il futuro dipende dall'esito del confronto. Se il governo non offrirà soluzioni, i sindacati hanno annunciato che la mobilitazione proseguirà. La ricerca di un nuovo acquirente per l'ex Ilva e lo spegnimento dell'area a caldo rendono la situazione critica, rendendo necessario definire al più presto un nuovo modello industriale per Taranto.