Immagine generata con AIIl Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato oggi, 3 settembre 2026, un allarme sul fenomeno climatico El Niño, descrivendolo come di proporzioni gigantesche e affermando che il pianeta è entrato in una zona di pericolo a causa di eventi meteo estremi. L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), l'agenzia dell'ONU per la meteorologia e il clima, ha confermato che El Niño è in fase di intensificazione, con una probabilità quasi del 100% che persista fino a febbraio 2027. Le temperature delle acque nell'Oceano Pacifico, superiori di oltre 2 gradi Celsius alla norma in alcune aree, suggeriscono che questo sarà uno degli eventi più forti mai registrati, con il picco atteso verso la fine dell'anno.
El Niño è un fenomeno naturale che si manifesta ogni due-sette anni, caratterizzato da un riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale che altera i modelli di circolazione atmosferica. Questo causa siccità in alcune regioni, come l'India, dove agosto ha visto un deficit di piogge del 16%, o l'America Centrale, colpita da una crisi alimentare, e provoca inondazioni e tifoni altrove. Gli scienziati sottolineano che il riscaldamento globale causato dall'attività umana amplifica le conseguenze di El Niño. Gli impatti attesi includono caldo estremo, siccità, inondazioni e il rischio che il 2027 batta ogni record di temperatura globale.
La minaccia colpisce le popolazioni più vulnerabili. Il 1° settembre, l'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia) ha avvertito che oltre 162 milioni di bambini, circa due terzi dei minori in Africa Orientale e Meridionale, vivono in aree esposte agli effetti di El Niño. Questi bambini affrontano rischi di insicurezza alimentare e idrica, sovraccarico dei servizi sanitari e interruzioni dell'istruzione, con il pericolo di sfollamenti di massa e aumento di malnutrizione e malattie in Somalia, Etiopia e Sud Sudan. L'OMM e l'UNICEF hanno chiesto una mobilitazione internazionale urgente e investimenti in azioni preventive, evidenziando come meno dell'1% degli aiuti umanitari internazionali sia destinato a questo scopo. Senza interventi rapidi, la crisi aggraverà le condizioni di sistemi e comunità in tutto il mondo.