cronaca

Addio a Don Mazzi, il sacerdote ribelle che ha cambiato vite

31 luglio 2026 alle ore 15:57
Riscritto da Daily4u
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Don Antonio Mazzi, il sacerdote ed educatore la cui vita è stata indissolubilmente legata alla lotta contro la tossicodipendenza e al recupero dei giovani in difficoltà, è morto il 31 luglio 2026 a Milano, all'età di 96 anni. La sua scomparsa, avvenuta nella sua storica abitazione all'interno del Parco Lambro, dove aveva fondato la sua opera, segna la fine di un'era per il terzo settore italiano. I funerali sono previsti per lunedì 3 agosto alle 15 nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, città che ha voluto onorarlo con il lutto cittadino. La camera ardente sarà aperta al pubblico da sabato 1 agosto presso la Cascina Molino Torrette, sede madre della Comunità Exodus. Don Mazzi, nato a Verona nel 1929, è stato ordinato sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Dopo studi in pedagogia e psicologia, ha dedicato la sua esistenza all'assistenza e alla formazione dei giovani. La svolta decisiva della sua missione avvenne a fine anni Settanta, quando, arrivato a Milano per dirigere l'Opera don Calabria, si trovò di fronte all'emergenza dell'eroina nel Parco Lambro. Fu qui che, nel 1980, diede vita al Progetto Exodus, trasformatosi poi nella Fondazione Exodus, che da oltre quarant'anni offre percorsi di recupero e reintegrazione sociale a migliaia di persone. Il suo metodo, basato sull'accoglienza, la responsabilità e il lavoro, si distingueva per un approccio pragmatico e non giudicante, lontano dai formalismi ecclesiastici, tanto da guadagnargli l'appellativo di "prete anticonformista" e "ragazzo ribelle". Don Mazzi è stato anche giornalista, scrittore e volto televisivo, utilizzando ogni piattaforma per sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi del disagio giovanile e delle dipendenze.

L'eredità di don Mazzi è immensa. La Fondazione Exodus, con le sue numerose sedi in Italia, rappresenta un modello di welfare innovativo nel contrasto alle dipendenze da droghe, gioco d'azzardo e nuove forme di disagio, come la dipendenza da social network. Le reazioni alla sua morte sono state numerose, con messaggi di cordoglio che sottolineano il suo instancabile impegno e la sua capacità di infondere speranza. La comunità Exodus ha dichiarato di voler proseguire la sua missione con la stessa passione e determinazione. È plausibile che la Fondazione continuerà a essere un punto di riferimento, con la sfida di adattare i suoi programmi alle nuove forme di dipendenza che emergono nella società. La sua "lettera-testamento" per i ragazzi del futuro, menzionata in alcuni titoli, suggerisce una visione lungimirante che guiderà l'operato dell'organizzazione anche senza la sua presenza fisica.

Fonti: Sky TG24 · Donna Glamour · Il Fatto Quotidiano · Il Giorno · Adnkronos · Avvenire · Varese News · Fondazione Exodus · Corriere Milano · Corriere della Sera · L'Arena · Corriere del Veneto
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