
Piazza Affari, la borsa di Milano, sta vivendo un momento di apparente contraddizione: mentre il suo valore complessivo ha toccato vette storiche, raggiungendo i 1.209 miliardi di euro a fine giugno 2026 (rispetto ai 1.077 miliardi di fine 2025), il numero delle società quotate si riduce costantemente. La Consob, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa che supervisiona la trasparenza e la correttezza dei mercati finanziari italiani, ha illustrato questo fenomeno nella sua Relazione Annuale 2026. Nel corso del 2025, ben 30 aziende hanno abbandonato il listino, portando a una perdita di circa 2,5 miliardi di euro di capitalizzazione. La maggior parte di queste uscite, in particolare 9 su 11 sul mercato principale Euronext Milan e 11 su 19 su Euronext Growth Milan (dedicato alle PMI), sono state determinate da Offerte Pubbliche di Acquisto (OPA) o di Scambio (OPAS), operazioni che spesso mirano a ritirare le società dal mercato.
Questa dinamica non è nuova, ma si è accentuata negli ultimi anni. Analizzando il periodo tra il 2010 e il 2025, la Consob ha rilevato che i delisting (le cancellazioni dalla quotazione) hanno sottratto al mercato italiano 187 miliardi di euro in capitalizzazione, a fronte di soli 91 miliardi generati dalle nuove quotazioni. Ciò si traduce in un saldo negativo di 96 miliardi di euro. Un dato particolarmente allarmante è l'assenza di nuove quotazioni sul mercato regolamentato di Euronext Milan nel 2025. La presidente vicaria della Consob, Chiara Mosca, ha evidenziato come questo trend di contrazione sia diffuso a livello internazionale, in particolare in Europa, anche se il mercato statunitense, dopo un periodo di crisi, ha mostrato una ripresa. Il rischio è che Piazza Affari diventi un mercato sempre più concentrato e meno rappresentativo dell'economia reale del Paese, composta in gran parte da piccole e medie imprese che faticano a trovare nel mercato dei capitali un alleato per la crescita. Se questa tendenza dovesse persistere, è plausibile che l'attrattività della Borsa italiana per le nuove imprese diminuisca ulteriormente, rendendo più difficile la diversificazione degli investimenti e il reperimento di capitali per l'innovazione.