
Venerdì 24 luglio 2026, la Cisgiordania è stata scossa da un'escalation di violenza che ha portato alla morte di sei persone: quattro palestinesi e due israeliani. Gli scontri sono esplosi nel villaggio palestinese di Tell, a sud-ovest di Nablus, in prossimità dell'avamposto di coloni israeliani di Havat Gilad. Le ricostruzioni sull'origine delle violenze divergono: secondo fonti palestinesi, un gruppo di coloni avrebbe fatto irruzione nel villaggio, cercando di incendiare abitazioni e sparando sui residenti che cercavano di difendersi. La versione israeliana, invece, sostiene che un gruppo di escursionisti israeliani sia stato attaccato da palestinesi, e che durante la colluttazione un palestinese abbia sottratto l'arma a un coordinatore della sicurezza dell'insediamento, aprendo il fuoco. Le vittime palestinesi sono state identificate come Farouq, Ibrahim, Jawad e Imran Ramadan, tutti della stessa famiglia. Gli israeliani uccisi sono stati Benayahu Mellet, un membro della squadra di sicurezza civile, e il maggiore Yuval Ezra, comandante di artiglieria delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). A seguito dell'incidente, l'IDF, l'esercito israeliano, ha lanciato una "vasta operazione antiterrorismo" nell'area, circondando Nablus e Tell e facendo irruzione in un ospedale di Nablus per arrestare due sospetti feriti. Contemporaneamente, si sono registrati attacchi di rappresaglia da parte di coloni israeliani contro altri villaggi palestinesi, con incendi e atti di vandalismo.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, leader del governo attualmente più a destra nella storia di Israele, insieme al ministro della Difesa Israel Katz, ha reagito ordinando "misure energiche". Queste includono l'accelerazione della legalizzazione di avamposti di coloni non autorizzati in Cisgiordania e la creazione di nuovi insediamenti. Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono considerati illegali secondo il diritto internazionale, sebbene Israele ne contesti la definizione. È stata inoltre disposta la demolizione della casa del palestinese accusato di aver ucciso il colono israeliano e un'operazione intensiva nei villaggi ritenuti "roccaforti terroristiche", con sequestro di armi e revoca di permessi di lavoro. Il conflitto israelo-palestinese ha visto una recrudescenza della violenza in Cisgiordania a partire dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, con un aumento degli scontri e degli attacchi da parte dei coloni.
Queste decisioni del governo israeliano, in particolare l'espansione degli insediamenti e le demolizioni punitive, sono destinate a intensificare ulteriormente le tensioni nella regione. È plausibile che tali misure vengano percepite come un'ulteriore provocazione dalla popolazione palestinese e dalla comunità internazionale, alimentando il ciclo di violenza e rendendo più difficile qualsiasi prospettiva di dialogo o de-escalation nel breve termine.