Immagine generata con AILa nuova manifestazione d'interesse per l'ex Ilva di Taranto, da parte della holding ceca Ce Industries, si chiarisce nei suoi contorni. La società, di proprietà della famiglia Strnad e attiva in diversi settori industriali tra cui logistica ferroviaria, energia, meccanica, riciclaggio e difesa, punta all'area a freddo dello stabilimento. Questo delimita il suo raggio d'azione rispetto ad altri potenziali acquirenti, come l'indiana Jindal, che si è detta disponibile a considerare l'intero complesso, inclusa l'area a caldo. Questa precisazione arriva mentre il fondo americano Flacks si è ritirato dalla corsa, modificando la platea degli offerenti.
Nel frattempo, la questione più urgente rimane il destino dell'area a caldo, dopo la sentenza della Corte d'Appello di Milano che ne impone la chiusura entro la fine di ottobre. I commissari di Ilva in amministrazione straordinaria hanno depositato un ricorso in Cassazione il 14 agosto. Il ricorso non ferma il decreto, e per evitare lo spegnimento degli altiforni sarà necessario ottenere una sospensione direttamente dalla Corte d'Appello di Milano. In questo contesto, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha ribadito l'impegno del governo ad adeguare le procedure della gara internazionale e a elaborare un piano straordinario per Taranto, con un tavolo di confronto già programmato per l'inizio di settembre a Palazzo Chigi.
L'ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d'Italia e in amministrazione straordinaria, ha un quarto pretendente. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato il 25 agosto al Meeting di Rimini che la holding ceca Ce Industries ha formalizzato il proprio interesse. Si affianca così ad altri tre attori: una cordata di 14 imprese siderurgiche italiane promossa da Federacciai, l'indiana Jindal e il fondo americano Flacks.
Ce Industries, con sede a Praga e di proprietà della famiglia Strnad, opera nel settore ferroviario, nel riciclo e nell'energia, con precedenti interventi in aziende in crisi come l'acciaieria ceca Liberty Ostrava. L'interesse per l'ex Ilva avviene in un quadro complesso: la Corte d'Appello di Milano ha imposto la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto entro fine ottobre, citando la presenza di amianto e prescrizioni ambientali insufficienti. Questa sentenza minaccia 5.000 posti di lavoro e la continuità di un impianto considerato strategico.
Il governo ha espresso preoccupazione per le ricadute economiche e ha chiesto soluzioni che favoriscano tecnologie ecocompatibili. La cordata italiana sembra focalizzata sull'area a freddo, mentre Jindal si è detta disponibile a rilevare l'intero complesso, inclusa l'area a caldo, garantendo più occupati. A inizio settembre è previsto un tavolo di confronto tra le istituzioni coinvolte. Il destino dell'area a caldo, in attesa di ricorsi e nuove valutazioni, resta il nodo centrale di qualsiasi piano di rilancio.