
L'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ufficializzato mercoledì 22 luglio 2026 un'intesa cruciale con l'Arabia Saudita per la cooperazione nel settore nucleare civile. L'accordo, formalizzato dal Segretario all'Energia statunitense Chris Wright e dal suo omologo saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, costituisce un cosiddetto «Accordo 123» dell'Atomic Energy Act e prevede una partnership pluridecennale del valore di decine di miliardi di dollari. Tale intesa aprirà alle aziende statunitensi, come la Westinghouse Electric, un "ampio accesso" al programma nucleare saudita, con l'obiettivo dichiarato di sostenere il fabbisogno energetico del regno e rafforzare le relazioni commerciali tra i due paesi.
Tuttavia, l'accordo è oggetto di vivaci critiche a causa delle deroghe agli standard di non proliferazione tradizionalmente richiesti dagli Stati Uniti. A differenza di quanto avvenuto con gli Emirati Arabi Uniti nel 2009, l'Arabia Saudita non si è impegnata a rinunciare all'arricchimento dell'uranio e al riprocessamento del combustibile nucleare esaurito sul proprio territorio, processi considerati potenziali vie per la produzione di armi atomiche. Inoltre, Riad ha rifiutato di aderire al "Protocollo Aggiuntivo" dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), che permetterebbe ispezioni più rigorose e a sorpresa. Donald Trump, 45º e attuale 47º presidente degli Stati Uniti, noto per la sua politica estera "America First", ha spinto per un'intesa che, secondo i suoi funzionari, legherebbe strettamente il programma saudita alle aziende americane, garantendo sicurezza e non proliferazione attraverso un controllo indiretto. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MBS), figura dominante nella politica del regno, ha in passato espresso l'intenzione di sviluppare armi nucleari qualora l'Iran dovesse farlo, alimentando i timori di una corsa agli armamenti nucleari in un Medio Oriente già volatile.
L'accordo è ora destinato a essere esaminato dal Congresso statunitense, che avrà 90 giorni per approvarlo o bloccarlo. Molti parlamentari democratici e alcuni repubblicani hanno già espresso forte preoccupazione per le implicazioni di un'intesa che potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione, soprattutto in un contesto di "guerra a bassa intensità" tra Stati Uniti e Iran. La possibilità che il Congresso riesca a bloccare l'accordo è però limitata, poiché sarebbe necessaria una risoluzione congiunta e una maggioranza dei due terzi per superare un eventuale veto presidenziale. Questo sviluppo segna un momento delicato nella geopolitica mediorientale, con Washington che cerca di bilanciare interessi economici, strategici e di non proliferazione, mentre Riad persegue la propria autonomia energetica e di sicurezza in un panorama regionale complesso.