
L'escalation degli attacchi ucraini nel Mar d'Azov ha colpito al cuore la logistica e l'economia russa. Nella notte dell'11 luglio 2026, lo Stato Maggiore ucraino ha rivendicato un'operazione su vasta scala che ha danneggiato 21 petroliere della 'flotta ombra' russa, quattro rimorchiatori, due navi da carico e una draga. Questa 'flotta ombra' è cruciale per Mosca, poiché le permette di aggirare le sanzioni occidentali, esportando greggio e prodotti petroliferi. Gli attacchi, che secondo Kiev hanno colpito un totale di 76 navi russe dall'inizio di luglio, sono stati effettuati con droni a lungo raggio e mirano a paralizzare i rifornimenti di carburante destinati alla Crimea, penisola annessa illegalmente dalla Russia nel 2014, e alle truppe russe nel sud dell'Ucraina.
Le conseguenze di questa campagna sono palpabili in tutta la Russia. Il paese, uno dei maggiori produttori ed esportatori di petrolio al mondo, sta affrontando una grave crisi del carburante. Lunghe code ai distributori, razionamento e prezzi in aumento sono diventati fenomeni comuni, non solo in Crimea, ma anche in città chiave come Mosca e San Pietroburgo. Il vicepremier russo Aleksandr Novak ha ammesso pubblicamente la "tensione" nella situazione dei carburanti, attribuendola a un picco della domanda estiva e a "riparazioni non programmate" nelle raffinerie, un chiaro riferimento ai danni causati dagli attacchi ucraini. Il Cremlino ha persino dovuto vietare le esportazioni di benzina e diesel e importare carburante dall'India per soddisfare la domanda interna. Questa situazione non solo crea malcontento tra la popolazione, ma incide anche sui costi di trasporto, sull'agricoltura e sul bilancio statale russo.
La reazione di Mosca non si è fatta attendere. In risposta agli attacchi nel Mar d'Azov e ad altre incursioni ucraine, la Russia ha lanciato una massiccia ondata di bombardamenti su obiettivi ucraini. L'11 luglio, missili e droni russi hanno colpito Kiev e il porto di Odessa, causando vittime civili e danneggiando edifici residenziali, uffici e infrastrutture portuali. Questi attacchi russi rientrano in un ciclo di ritorsioni che sottolinea l'intensificarsi del conflitto, dove entrambe le parti cercano di colpire le capacità logistiche e militari dell'avversario.