
Poste Italiane ha completato l'iter autorizzativo per la sua Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) sulle azioni ordinarie di TIM, la principale società italiana di telecomunicazioni. L'ultimo tassello è arrivato il 16 luglio 2026, con il via libera della Consob, l'autorità italiana di vigilanza sui mercati finanziari, che ha approvato il documento d'offerta. In precedenza, il 14 luglio, anche la Banca d'Italia aveva dato la sua autorizzazione per l'acquisizione indiretta di una partecipazione qualificata in TIMFin, la finanziaria di TIM, un passaggio regolamentare cruciale. L'OPAS prenderà il via lunedì 20 luglio 2026 alle 8:30 e si chiuderà l'11 settembre alle 17:30, offrendo agli azionisti di TIM 40 giorni di borsa aperta per decidere se aderire. Il corrispettivo prevede una combinazione di 1,67 euro in contanti e 0,218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane per ogni titolo TIM. L'operazione è attualmente valutata circa 13,4 miliardi di euro e ha come obiettivo il controllo totalitario di TIM e il suo delisting da Euronext Milan. Poste Italiane, gruppo guidato dall'amministratore delegato Matteo Del Fante, detiene già circa il 19,6% di TIM.
Poste Italiane è un'azienda con una lunga storia in Italia, leader nei servizi postali, finanziari, assicurativi e di pagamento. Con questa mossa, mira a consolidare la propria posizione e a creare una "piattaforma" di infrastruttura connessa tra le più grandi del Paese, integrando i servizi di logistica, telecomunicazioni ed energia. Per gli azionisti di TIM, l'OPAS (che differisce da una normale OPA perché offre sia denaro che azioni del proponente) rappresenta l'opportunità di monetizzare parte dell'investimento e di diventare azionisti di Poste Italiane, partecipando così al capitale del nuovo gruppo. La supervisione di Consob garantisce la correttezza delle informazioni e delle procedure dell'offerta, mentre l'autorizzazione di Banca d'Italia è necessaria per gli aspetti legati alla vigilanza bancaria su TIMFin.
In caso di successo dell'offerta, che richiede il raggiungimento di una partecipazione significativa (superiore al 66,67% per il controllo e al 90% per il delisting senza riapertura dei termini), si aprirebbero nuovi scenari per il mercato italiano delle telecomunicazioni. L'acquisizione potrebbe portare TIM sotto un controllo che, seppur indiretto, ha forti legami con lo Stato, richiamando un "ritorno" dell'operatore telefonico nell'orbita pubblica, quasi trent'anni dopo la sua privatizzazione. Questa integrazione potrebbe generare sinergie significative, ma anche sollevare questioni di concorrenza nel settore dei servizi digitali e delle infrastrutture, ridisegnando il panorama delle telecomunicazioni e dei servizi essenziali in Italia. Sarà interessante osservare come la dirigenza di TIM e gli altri azionisti valuteranno l'offerta e quali saranno le ripercussioni sul piano industriale di entrambe le aziende.