
Giovedì 16 luglio 2026, la Camera dei Deputati, una delle due assemblee legislative del Parlamento italiano, ha approvato in prima lettura la nuova legge elettorale, ribattezzata "Stabilicum" dalla maggioranza e "Melonellum" dalle opposizioni. Il via libera è arrivato con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti, al termine di una seduta caratterizzata da forti tensioni e proteste da parte dell'opposizione, che ha esposto cartelli e parlato di "legge truffa". Il testo passa ora all'esame del Senato della Repubblica, dove potrà essere ulteriormente modificato.
La riforma mira a garantire maggiore stabilità e governabilità, sostituendo l'attuale sistema elettorale, il cosiddetto "Rosatellum". Il cuore della proposta è un sistema proporzionale che prevede un consistente premio di maggioranza: alla coalizione o lista che ottenga almeno il 42% dei voti su base nazionale saranno assegnati 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. Tale premio scatta solo se la stessa forza politica risulta vincente in entrambi i rami del Parlamento; in caso contrario, o se nessuno raggiunge la soglia del 42%, si applicherà un proporzionale puro, senza premio. Il testo elimina i collegi uninominali e introduce il voto per i cosiddetti fuorisede, studenti o lavoratori temporaneamente domiciliati in un comune diverso da quello di residenza. La legge, inoltre, conferma le soglie di sbarramento del 10% per le coalizioni e del 3% per le singole liste. Un punto cruciale del dibattito è stata la bocciatura, per un solo voto (187 sì contro 188 no in scrutinio segreto), di un emendamento proposto da Fratelli d'Italia, il partito della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che avrebbe introdotto le preferenze, ossia la possibilità per gli elettori di indicare un candidato specifico all'interno di una lista. Questa sconfitta ha evidenziato divisioni interne alla maggioranza di centrodestra, composta anche da Lega e Forza Italia.
Le reazioni delle opposizioni sono state molto critiche. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico (PD), principale partito di centrosinistra, ha accusato la Presidente Meloni di "inseguire Vannacci" (riferendosi a Roberto Vannacci, generale e leader del movimento Futuro Nazionale) e ha definito la maggioranza un "colabrodo", suggerendo che l'obiettivo ultimo della Premier sia il Quirinale, la sede della Presidenza della Repubblica. Anche Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle (M5S), un altro importante partito di opposizione, ha parlato di "legge truffa", atta a garantire "inamovibilità" anziché stabilità, e ha avvertito che "il Quirinale non sarà mai Colle Oppio", alludendo a riferimenti storici legati all'estrema destra. La discussione al Senato si preannuncia accesa, e il nodo delle preferenze potrebbe tornare in gioco, con la possibilità di ulteriori modifiche che costringerebbero il testo a una terza lettura alla Camera. Alcuni giuristi hanno già sollevato dubbi sulla costituzionalità del provvedimento, in particolare per l'assenza delle preferenze e il meccanismo del premio di maggioranza, prospettando possibili ricorsi alla Corte Costituzionale.