Immagine generata con AILe autorità di Nepal e Tibet hanno aggiornato il bilancio delle alluvioni: i morti confermati sono 939, di cui 16 in Tibet, mentre i dispersi salgono a 4.793. Tra questi ultimi, 590 sono cittadini stranieri provenienti da 39 Paesi.
Le squadre di soccorso, supportate da esperti cinesi e indiani, hanno intensificato le operazioni per raggiungere le centinaia di persone intrappolate nei tunnel degli impianti idroelettrici in Nepal. L'esercito utilizza esplosioni controllate e escavatori per rimuovere fango e detriti; finora sono stati recuperati tre corpi dopo l'apertura di due tunnel, ma molte sezioni rimangono sommerse, rendendo le ricerche complesse e pericolose.
Per quanto riguarda i tre italiani dispersi, la famiglia di Marco Ratto, l'orafo di Rapallo, ha rilasciato una dichiarazione tramite la sindaca Elisabetta Ricci, chiedendo riserbo e silenzio per affrontare la situazione. Ringraziando per l'attenzione, i familiari hanno sottolineato la necessità di spazio privato. Intanto, presso il valico di Gyirong in Tibet, il Ministero per la Gestione delle Emergenze monitora costantemente il lago di sbarramento con radar, droni e rilevatori di segni vitali. Nonostante l'acqua abbia trovato un varco naturale, il rischio di nuovi smottamenti e la formazione di altri laghi temporanei persiste, complicando l'accesso alle zone più colpite.
Le alluvioni che hanno colpito Nepal e Tibet a partire dal 26 agosto 2026 hanno causato oltre 1.000 morti: 987 in Nepal e 16 nel Tibet. Le persone disperse sono più di 4.400. Con gli obitori al collasso, le autorità nepalesi hanno iniziato a seppellire i corpi non identificati in fosse comuni, dopo averli fotografati per un eventuale riconoscimento futuro.
Il lago di sbarramento formatosi il 30 agosto vicino al valico di Gyirong, in Tibet, in seguito a una frana, è parzialmente rientrato nella normalità. L'acqua ha trovato un varco naturale e la situazione è meno critica, sebbene il Ministero per la Gestione delle Emergenze continui a monitorare l'area con droni ed esperti. I tre cittadini italiani, Marco Ratto, Luca Barachini e Patrizia Marziale, restano dispersi. Il Primo Ministro del Nepal, Balendra Shah, ha chiesto aiuto alla comunità internazionale per affrontare il cambiamento climatico, causa dei disastri sempre più frequenti nella regione. Il fotografo italiano Stefano Lotumolo, sopravvissuto, ha avviato una raccolta fondi per le vittime.
Oltre 800 persone sono morte e quasi 3.300 risultano disperse in Nepal e Tibet dopo l'alluvione iniziata il 26 agosto 2026. L'evento è stato causato dal crollo di una massa di roccia e ghiaccio dal monte Langtang Lirung, a oltre cinquemila metri di quota. Questa massa ha incorporato acqua e sedimenti, trasformandosi in una colata detritica che ha travolto il sistema fluviale del Bhotekoshi, distruggendo villaggi e infrastrutture.
In Nepal si contano 788 morti e 2.742 dispersi, mentre in Tibet sono stati confermati 16 decessi e 546 persone irreperibili. I numeri sono provvisori. Tra gli scomparsi ci sono tre italiani: Marco Ratto, un orefice di Rapallo in trekking, e la coppia Luca Barachini e Patrizia Marziale, residenti a Lugano. La Farnesina, il ministero degli Esteri italiano, ha inviato personale a Kathmandu per assistere i connazionali, mentre altri due escursionisti bresciani sono tornati a casa.
Il 30 agosto una nuova frana vicino al valico di Gyirong, in Tibet, ha creato un lago di sbarramento sul fiume Puruoqiang Zangbu, costringendo i soccorritori a spostarsi e sollevando il timore di nuove inondazioni. Esperti cinesi stanno monitorando la stabilità della zona con l'uso di droni. Rajendra Dawadi, preside della scuola secondaria Tribhuvan Trishuli di Nuwakot, in Nepal, ha salvato 900 studenti evacuandoli poco prima che il suo istituto venisse sommerso. La Croce Rossa stima oltre 90.000 persone colpite, mentre il Nepal ha calcolato in 4-5 miliardi di dollari i costi di ricostruzione. Resta alta la preoccupazione per la contaminazione dell'acqua e il rischio di epidemie.