
A Roma, un'operazione condotta dai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), con il coordinamento della Procura ordinaria e militare, ha portato all'arresto di due ex membri dei servizi segreti italiani: Gavino Raoul Piras, 59 anni, ex sottufficiale dei Carabinieri e già appartenente all'intelligence nazionale, e Vincenzo di Pasquale, anch'egli 59enne ed ex agente dell'AISI. Sono accusati di aver svolto attività di spionaggio in favore della Russia, cedendo informazioni classificate e segreti di Stato a un presunto agente dei servizi russi, protetto da immunità diplomatica in Italia, in cambio di denaro. Le indagini, avviate nel maggio del 2025, hanno documentato diversi incontri tra Piras e l'agente straniero, durante i quali venivano scambiate richieste e fornite informazioni acquisite tramite una rete di fonti. Tra gli episodi contestati vi sarebbe anche la presunta rivelazione dell'identità di agenti del controspionaggio italiano. Durante le perquisizioni è stata trovata una somma di 20.000 euro in contanti, e sono stati documentati metodi come lo scambio di "pizzini" e la conservazione di micro-SD in anfratti di muri. Oltre ai due arrestati, sono indagate altre cinque persone, tra cui quattro militari in servizio, per reati come procacciamento di notizie sulla sicurezza dello Stato e rivelazione di segreti.
Gavino Raoul Piras, in pensione da oltre dieci anni, si definiva un analista indipendente di intelligence, con un curriculum che include una laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsi NATO e partecipazioni a esercitazioni internazionali. Questo caso, che riporta alla memoria la vicenda di Walter Biot, l'ufficiale della Marina arrestato nel 2021 per spionaggio, evidenzia la persistenza di minacce ibride alla sicurezza nazionale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato la gravità del fatto, ribadendo la necessità di "tolleranza zero" verso chi compromette la sicurezza dello Stato. Le indagini proseguono per ricostruire l'esatta natura dei contatti, il contenuto dettagliato delle comunicazioni e l'eventuale estensione del materiale riservato compromesso, anche attraverso l'analisi dei dispositivi sequestrati.
È plausibile che le autorità approfondiscano ulteriormente le falle nel sistema di sicurezza che hanno permesso tale attività di spionaggio, soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento di personale ancora in servizio. Potrebbero emergere nuove contestazioni o coinvolgimenti, e l'episodio potrebbe portare a un rafforzamento delle misure di controspionaggio e delle verifiche sul personale con accesso a informazioni sensibili. Resta da vedere quale sarà la portata diplomatica dell'incidente, considerando l'immunità del presunto agente russo. Non è escluso che l'indagine possa rivelare ulteriori ramificazioni o connessioni con altri casi di spionaggio.