Immagine generata con AIDopo la crisi migratoria a Ceuta tra il 30 luglio e il 1° agosto 2026, i ministri dell'Interno dell'Unione Europea si sono riuniti oggi, 4 agosto 2026, in un vertice straordinario. L'incontro, richiesto da 22 leader europei tra cui la premier italiana Giorgia Meloni e la danese Mette Frederiksen, ha affrontato la proposta italiana di estendere il modello dell'accordo con l'Albania, creando hub per il rimpatrio di migranti in diversi paesi extra-Ue, tra cui Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Etiopia, Uzbekistan, Armenia e Montenegro, con finanziamenti dell'Unione Europea.
La Commissione Europea ha mostrato apertura verso tali proposte, a condizione che rispettino il quadro giuridico esistente, in particolare il Regolamento sui rimpatri e il Patto su migrazione e asilo, entrato in vigore a giugno 2026. Questa posizione segna un cambio di rotta rispetto alle riserve espresse in passato dalla Commissione riguardo agli hub esterni.
La crisi ha aumentato le frizioni tra Italia e Spagna. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha criticato l'Italia per la gestione degli arrivi, sostenendo che il Paese non sia in grado di affrontare la situazione come fatto dalla Spagna a Ceuta, dove molti migranti sono stati rimpatriati. L'Italia ha risposto difendendo la necessità di una strategia europea coordinata e ha sospeso per un mese il trattato di Schengen con la Spagna. A Ceuta, la situazione rimane complessa con 3.000-5.000 migranti ancora presenti, spingendo il presidente della città autonoma a chiedere misure preventive.
In Italia, la Camera dei Deputati ha approvato l'accordo con l'Albania per la gestione dei migranti. Sebbene un avvocato generale della Corte di Giustizia europea abbia ritenuto il protocollo "legale in linea di principio" nell'aprile 2026, il testo rimane vincolato alla tutela dei diritti dei richiedenti asilo. Una sentenza definitiva della Corte, attesa per settembre, determinerà l'efficacia del modello e la possibilità di estenderlo a livello europeo.
La città di Ceuta, enclave spagnola sulla costa settentrionale del Marocco, è stata teatro di una massiccia crisi migratoria tra il 30 luglio e il 1° agosto 2026. Decine di migliaia di persone, prevalentemente di nazionalità marocchina, hanno raggiunto il territorio spagnolo via terra o a nuoto, superando le barriere di confine. Il governo spagnolo ha stimato tra 50 e 60 mila arrivi in due giorni. Il bilancio è di almeno 67-84 morti, molti dei quali annegati. La maggior parte dei migranti è rientrata in Marocco in tempi brevi.
Il governo italiano, guidato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha proposto di estendere a livello europeo il modello dell'accordo bilaterale firmato nel novembre 2023 con l'Albania. L'intesa prevede che l'Italia gestisca due centri in territorio albanese, a Shengjin e Gjade, per l'identificazione dei migranti soccorsi in mare, la gestione delle domande di asilo e le procedure di rimpatrio, con una capacità di 3.000 persone al mese. La nuova proposta di Roma, che il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi illustrerà al Consiglio europeo, punta a replicare tale modello creando hub in paesi africani — tra cui Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Etiopia — ma con il finanziamento a carico dell'Unione Europea.
L'iniziativa italiana si inserisce in un tentativo diplomatico, sostenuto da una lettera di 22 leader europei promossa da Meloni e dalla premier danese Mette Frederiksen, per rafforzare il controllo delle frontiere esterne dell'UE. La Commissione europea ha manifestato apertura, dichiarando la disponibilità a valutare proposte concrete, purché rispettino il quadro giuridico e si basino sulla cooperazione con i paesi partner. Nonostante le perplessità espresse in passato da Francia e Spagna, il tema degli hub esterni di rimpatrio è tornato al centro del dibattito, con l'Italia che cerca di costruire un consenso comunitario. L'efficacia e la legittimità di tali accordi restano oggetto di discussione, come confermano le sfide legali e logistiche già incontrate dal protocollo Italia-Albania.