Immagine generata con AILa Banca Centrale Europea (BCE), che decide la politica monetaria per i 20 paesi dell'euro, si prepara alla riunione del 10 settembre 2026. Tutti gli indicatori puntano verso un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base, una mossa che i mercati danno per quasi certa. Se confermato, il rialzo porterà il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%. L'intervento segue una stretta di 25 punti base attuata a giugno 2026.
Il motivo della decisione è l'inflazione. Ad agosto 2026, l'inflazione annuale nell'Eurozona ha raggiunto il 3,3%, in crescita rispetto al 2,9% di luglio e oltre l'obiettivo del 2% fissato dalla BCE. A spingere i prezzi sono stati i costi dell'energia, causati dalle tensioni in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che hanno fatto salire petrolio e gas. L'inflazione core, che esclude energia e cibo, è scesa dal 2,5% di luglio al 2,4% ad agosto. Questo dato suggerisce che lo shock energetico non si è ancora tradotto in un aumento generalizzato dei prezzi.
Esperti come Carsten Brzeski, capo macroeconomista di ING, prevedono l'aumento di settembre ma esprimono cautela sui passi successivi, temendo che un inasprimento eccessivo possa danneggiare l'economia. Anche Joachim Nagel, presidente della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo della BCE, ha segnalato incertezza sulle mosse future. La BCE dovrà valutare se il costo dell'energia inciderà ancora sui salari e sulle aspettative di inflazione, o se il rallentamento economico aprirà la strada a tagli dei tassi nel 2027.