Immagine generata con AIEnzo Bianchi è morto martedì 1° settembre 2026. Gli eventi programmati per l'ultimo saluto si confermano senza variazioni. La salma del fondatore della Comunità di Bose, l'ente monastico interconfessionale da lui fondato, è esposta presso la Casa della Madia ad Albiano d'Ivrea, in vista della veglia di preghiera che avrà luogo stasera, mercoledì 2 settembre, alle 21 nella chiesa della stessa struttura [2, 4, 7].
Domani, giovedì 3 settembre, il corteo si sposterà a Castel Boglione, nell'Astigiano, per il funerale che si terrà alle 16:30 nella chiesa parrocchiale del paese natale; Bianchi verrà poi sepolto nel cimitero comunale, come da sua volontà [1, 2, 4]. Non sono emersi fatti nuovi che modifichino il quadro, né ulteriori comunicazioni dalla Comunità di Bose, oltre alla nota sulla mancata riconciliazione già resa pubblica [4, 8, 10]. Le testimonianze ricordano il suo impegno per il dialogo tra le chiese cristiane e il suo legame con la terra e la gastronomia. Ora è il momento dei riti funebri.
La salma di Enzo Bianchi è esposta alla Casa della Madia di Albiano d'Ivrea, in vista della veglia di preghiera di questa sera e del funerale di giovedì 3 settembre. Tra le testimonianze, spicca il tributo di fra Marco Moroni, che su Avvenire ricorda Bianchi insieme a don Angelo Casati, anch'egli punto di riferimento spirituale, deceduto il giorno precedente. Moroni sottolinea come le parole di entrambi abbiano accompagnato per anni e nutrito la fede di molti. Del monaco di Bose viene ricordata la parola forte, a volte sanguigna, talvolta polemica, ma sempre radicata nella Scrittura e nella tradizione monastica, con una costante ricerca di cosa significhi essere cristiani oggi.
Gli ultimi giorni di Bianchi rivelano un uomo infaticabile, con un'agenda fitta di impegni nonostante la malattia. Oltre a scrivere e tenere incontri spirituali, aveva partecipato a eventi come i funerali del suo amico don Antonio Mazzi e un "festival del riso" nella sua fraternità. Viene inoltre ricordato il suo stretto legame con il mondo della gastronomia: la passione per il cibo, la convivialità e l'agricoltura lo aveva reso un interlocutore ascoltato da Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, con cui condivideva l'idea di cibo come legame profondo con la terra ed espressione della cultura dei popoli. A testimonianza di questo interesse, Bianchi aveva tenuto corsi di cucina e aveva ricevuto nel 2016 una laurea honoris causa dall'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Queste attività riflettono il suo desiderio di dare vita ai giorni fino alla fine.
Enzo Bianchi è morto il 1° settembre 2026. Da questa mattina, mercoledì 2 settembre, alle 8:30, la salma è esposta alla Casa della Madia, la fraternità monastica situata in strada Camadio 1 ad Albiano d'Ivrea che Bianchi aveva fondato negli ultimi anni [1, 2, 7]. Qui, alle ore 21 di oggi, si terrà anche una veglia di preghiera [1, 7]. Il funerale è fissato per giovedì 3 settembre alle ore 16:30 e si svolgerà nella chiesa parrocchiale di Castel Boglione, il comune dell'Astigiano dove Enzo Bianchi era nato [1, 3]. Successivamente, sarà sepolto nel cimitero del suo paese [1, 2]. L'annuncio è stato diramato dai fratelli e dalle sorelle della Casa della Madia, insieme ai suoi familiari [1, 7].
Nel frattempo, la Comunità di Bose ha condiviso dettagli sull'ultimo scambio di messaggi avvenuto con Bianchi in occasione della festa della Trasfigurazione. In essi, Bianchi, provato dalla malattia, aveva espresso il desiderio di trovare cammini di riconciliazione con la comunità e di poterli incontrare prima della fine dei suoi giorni, un desiderio ricambiato dall'attuale priore Sabino Chialà, che aveva accolto la richiesta di incontro. Tuttavia, il ricovero in ospedale di Bianchi ha impedito che questo incontro potesse concretizzarsi [2, 9].
Enzo Bianchi è morto il 1° settembre 2026 a 83 anni all'ospedale Molinette di Torino, a causa di uno scompenso renale che ha provocato un coma metabolico [6]. La scomparsa riaccende l'attenzione sulla vicenda del suo allontanamento dalla Comunità di Bose, l'ente religioso da lui fondato nel 1965. In una nota, la Comunità di Bose ha espresso rammarico per una riconciliazione che «il tempo ci ha impedito di giungere a una riconciliazione visibile», precisando che il percorso stava «esprimendosi in passi concreti» solo «qualche settimana fa» [3]. Questa dichiarazione conferma un tentativo di ricucire i rapporti negli ultimi anni di vita di Bianchi, testimoniato da un recente scambio di messaggi con l'attuale priore, Sabino Chialà [3].
Nonostante le condizioni fisiche fragili, Enzo Bianchi non aveva smesso di essere attivo nel panorama spirituale e culturale. Negli ultimi mesi, ha continuato a pubblicare riflessioni bibliche e spirituali come saggista [5]. A luglio 2026, a Torino, ha partecipato a una messa secondo il rito romano tradizionale, lanciando un appello alla «pace liturgica» e auspicando che le diverse espressioni del culto potessero «camminare insieme» [11]. Queste posizioni mostrano la sua costante ricerca di unità e dialogo. Le prime reazioni alla sua morte includono il tributo del Cardinale Gianfranco Ravasi, che lo ha ricordato come un «testimone di fraternità, sempre fedele alla Parola di Dio», e quello di Don Foradini, che lo ha definito «un grande profeta» [SVILUPPO NUOVO SEGNALATO].
Il 1° settembre 2026, all'età di 83 anni, è morto a Torino Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose. La sua morte chiude un percorso dedicato al dialogo ecumenico e alla riscoperta delle Sacre Scritture. Bianchi, nato nel 1943 a Castel Boglione, nell'Astigiano, fondò la Comunità di Bose nel 1965 in una cascina nel Biellese. Si trattava di un'esperienza di vita monastica composta da uomini e donne provenienti da diverse Chiese cristiane, incentrata sulla preghiera, il lavoro e l'accoglienza. La comunità ottenne riconoscimenti anche da Papa Francesco, che nel 2018 la definì una feconda presenza nella Chiesa e nella società.
Enzo Bianchi è stato priore di Bose fino al 2017. Negli anni successivi, tuttavia, emersero criticità interne. Nel maggio del 2020, la Santa Sede, dopo una visita apostolica, dispose il suo allontanamento a tempo indeterminato dalla comunità, insieme ad altri membri, a causa di una situazione tesa riguardo all'esercizio dell'autorità del fondatore e al clima tra i fratelli. Questo decreto, approvato da Papa Francesco, non ammetteva ricorso. Nonostante l'iniziale riluttanza, Bianchi si trasferì a Torino nel giugno 2021 e successivamente diede vita alla Fraternità della Madia ad Albiano d'Ivrea, dove ha continuato la sua attività di saggista e commentatore biblico. La sua vasta produzione letteraria e i numerosi interventi pubblici lo hanno reso un interlocutore ascoltato anche da diversi Papi. La sua vicenda ha evidenziato le sfide legate alla gestione del carisma personale all'interno delle istituzioni ecclesiastiche, pur mantenendo salda la sua influenza sul panorama culturale e spirituale.