cronaca

Processo Regeni, la difesa punta sui terroristi: ennesimo ribaltamento

13 luglio 2026 alle ore 16:12
Riscritto da Daily4u
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L'udienza del 13 luglio 2026, tenutasi nell'aula bunker di Rebibbia a Roma, ha visto le arringhe difensive dei legali dei quattro imputati egiziani nel processo per la morte di Giulio Regeni. La tesi centrale dei difensori è che il ricercatore italiano fu sequestrato e ucciso da gruppi terroristici che lo avrebbero scambiato per una spia dei servizi segreti egiziani attivi nel 2016. Hanno anche sostenuto che le autorità egiziane non avrebbero avuto alcun interesse a compromettere i rapporti con l'Italia e che la collaborazione con la magistratura italiana sarebbe avvenuta nei limiti della legge. Questa narrazione si scontra nettamente con le richieste della Procura di Roma, che nelle scorse udienze ha chiesto pesanti condanne, inclusa la pena dell'ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e 17 anni e mezzo per gli altri tre agenti (Tarek Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Usama Morsi o Uhsam Helmi, a seconda delle fonti), accusati di sequestro, tortura e omicidio aggravato. Anche i legali della famiglia Regeni hanno respinto l'ipotesi dei terroristi, chiedendo ai giudici di confermare le richieste dell'accusa.

Giulio Regeni, un dottorando dell'Università di Cambridge, scomparve al Cairo il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario della rivoluzione egiziana. Il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio successivo con evidenti segni di torture brutali, scatenando un'onda di sdegno internazionale. La famiglia di Regeni, sostenuta da un'ampia mobilitazione, ha da allora condotto una tenace battaglia per verità e giustizia, denunciando depistaggi e la scarsa cooperazione da parte delle autorità egiziane. Il processo è stato costellato di ostacoli, inclusi problemi legati alla contumacia degli imputati (non presenti in aula perché non è stato possibile certificare la loro conoscenza del procedimento) e questioni di legittimità costituzionale sul diritto di difesa e il gratuito patrocinio, che hanno causato sospensioni e ritardi.

Concluse le arringhe difensive, la parola passa ora ai giudici della Corte d'Assise di Roma. La sentenza è attesa dopo la pausa estiva, un momento cruciale che potrebbe finalmente portare a un verdetto dopo anni di indagini complesse e tensioni diplomatiche.

Fonti: LaPresse · La Notizia · Articolo21 · Il Fatto Quotidiano · Radio Radicale · Avvenire · Adnkronos · TV12
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