
Nel luglio 2026, una significativa maggioranza di parlamentari italiani, rappresentanti sia la Camera dei Deputati che il Senato, ha rilasciato una dichiarazione congiunta che segna una ferma condanna delle esecuzioni capitali in Iran e un esplicito sostegno al piano di transizione proposto dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI). Questa iniziativa parlamentare arriva in un periodo di allarmante intensificazione delle esecuzioni politiche nel paese mediorientale. Rapporti di organizzazioni per i diritti umani indicano che nel 2026 le autorità iraniane hanno drasticamente aumentato il ricorso alla pena di morte, utilizzandola come strumento per soffocare il dissenso e reprimere le proteste interne, con decine di esecuzioni documentate negli ultimi mesi. La dichiarazione italiana ha sottolineato l'ingiustificabile silenzio della comunità internazionale di fronte a questa escalation, esortando le Nazioni Unite e gli stati membri ad agire prontamente per fermare le uccisioni e garantire la protezione dei prigionieri politici.
Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) è una vasta coalizione politica fondata nel 1981, considerata un parlamento e governo in esilio. Composto da diversi partiti e personalità dell'opposizione, inclusa l'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell'Iran (MEK), il CNRI mira a stabilire una repubblica democratica, secolare e non nucleare in Iran. La sua presidente eletta, Maryam Rajavi, ha presentato un piano in dieci punti che include elezioni libere, la separazione tra religione e stato, l'uguaglianza di genere, l'abolizione della pena di morte e la tutela dei diritti delle minoranze. La visita di Maryam Rajavi a Roma, culminata in un'audizione ufficiale presso la Commissione Diritti Umani del Senato italiano il 16 luglio 2026 e una conferenza alla Camera dei Deputati, ha preceduto e rafforzato questa presa di posizione dei parlamentari. Tra i firmatari della dichiarazione italiana figurano il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli e i senatori Marco Scurria e Giulio Terzi, a conferma di un supporto trasversale.
Questa mossa da parte del parlamento italiano si inserisce in un più ampio contesto di crescente pressione internazionale sul regime iraniano per il rispetto dei diritti umani, pur ribadendo che il cambiamento politico in Iran debba avvenire attraverso mezzi democratici e guidato dal popolo iraniano, piuttosto che da interventi militari esterni. È plausibile che tale dichiarazione possa incoraggiare altri parlamenti europei a esprimere posizioni simili, aumentando la pressione diplomatica sull'Iran e rafforzando la visibilità del CNRI come alternativa politica credibile. Tuttavia, resta da vedere quanto un simile appello si tradurrà in azioni concrete e coordinate a livello di Unione Europea o delle Nazioni Unite, data la complessità delle relazioni internazionali con Teheran.