
Una nuova ondata di ostilità ha travolto il Medio Oriente, riaccendendo le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Tutto è iniziato con un'escalation di attacchi attribuiti all'Iran: nella notte tra il 28 e il 29 luglio, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), una potente forza militare e ideologica della Repubblica Islamica dell'Iran, ha lanciato almeno cinque missili balistici verso una base statunitense situata in Giordania. Fortunatamente, tutti i missili sono stati intercettati, evitando vittime tra le forze americane. Quasi contemporaneamente, le forze navali dell'IRGC hanno colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz, una via marittima cruciale per il commercio globale di petrolio, intensificando ulteriormente la crisi.
La reazione non si è fatta attendere. Stati Uniti e Arabia Saudita hanno lanciato attacchi aerei coordinati in Iraq contro le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), una coalizione di ex gruppi paramilitari iracheni, alcuni dei quali legati all'Iran. Questi raid, che hanno colpito siti logistici e depositi di armi in sette province irachene, hanno provocato almeno 20 morti e 32 feriti tra i combattenti delle PMF, con Baghdad che ha denunciato una "palese violazione della sovranità". A ciò si sono aggiunti attacchi mirati del Centcom (Comando Centrale degli Stati Uniti) direttamente contro il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane in Iran, annunciati come conclusi nella mattinata del 30 luglio. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che il 29 luglio ha incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ribadendo l'unità d'intenti contro l'Iran, ha promesso una risposta "durissima" a Teheran. Queste azioni sono avvenute dopo circa 30 attacchi con droni contro forze americane e infrastrutture saudite nelle 72 ore precedenti. La situazione si complica ulteriormente per la Giordania, dove la presenza di basi americane sta diventando fonte di malcontento, esacerbato dai recenti attacchi iraniani.
Sebbene Trump abbia menzionato colloqui in corso con l'Iran tramite intermediari e persino un'"apologia" da parte di una fazione iraniana, le azioni militari e la retorica belligerante suggeriscono una persistente escalation. La comunità internazionale, inclusa l'Unione Europea, ha espresso preoccupazione, invitando a sfruttare ogni spiraglio diplomatico per evitare un conflitto su vasta scala. La Cina, nel frattempo, avrebbe fornito all'Iran 400 lanciamissili antiaerei, un dettaglio che potrebbe ulteriormente alterare gli equilibri di potere nella regione. È plausibile che, in assenza di una de-escalation diplomatica significativa, il ciclo di attacchi e ritorsioni continui, con il rischio di un allargamento del conflitto che potrebbe avere ripercussioni significative sui mercati energetici globali, già scossi dagli attacchi alle petroliere. Resta da vedere se le vie negoziali, pur fragili, riusciranno a prevalere sull'intensificarsi delle azioni militari e delle minacce reciproche.