Immagine generata con AIIl 15 agosto 2026 segna il quinto anniversario del ritorno al potere dei Talebani in Afghanistan, dopo il ritiro delle truppe statunitensi e della NATO, completato il 30 agosto 2021. Questa data, celebrata con parate dalle autorità talebane, coincide con una profonda regressione per il Paese.
Secondo le Nazioni Unite e diverse organizzazioni per i diritti umani, l'Afghanistan vive una crisi umanitaria, con circa 21,9 milioni di persone che necessitano di aiuti urgenti. La fame colpisce milioni di individui, mentre gli aiuti internazionali sono diminuiti. La situazione è particolarmente grave per donne e ragazze, cui i Talebani hanno negato i diritti fondamentali attraverso oltre 100 decreti. L'istruzione secondaria e universitaria è vietata a milioni di studentesse e la loro partecipazione alla vita pubblica è stata limitata, portando alcune organizzazioni a parlare di apartheid di genere. Un nuovo codice di procedura penale, introdotto nel 2026, aggraverebbe la situazione, legalizzando la violenza domestica e criminalizzando il dissenso.
In questo quadro, emerge la questione dei rapporti tra l'Occidente e il regime talebano. La Commissione Europea, pur non riconoscendo formalmente il governo talebano, ha cercato canali di dialogo per i rimpatri di migranti afghani, arrivando a invitare rappresentanti talebani a Bruxelles per colloqui tecnici. Paesi come la Germania e l'Austria hanno intrapreso azioni simili. Questa linea ha generato l'opposizione del Parlamento Europeo, che in una risoluzione di maggio 2026 ha condannato ogni tentativo di legittimazione politica del regime. L'Italia, insieme ad altri Stati, ha riaffermato alle Nazioni Unite l'impegno per i diritti umani, mentre Paesi come Russia, Cina, Emirati Arabi Uniti, India e Turchia hanno già sviluppato forme di collaborazione con le autorità di Kabul, indicando una frammentazione nell'approccio internazionale.