Immagine generata con AIOggi, 15 settembre 2026, è il primo dei due giorni di sciopero nazionale dei medici di medicina generale. La categoria è scesa in piazza in diverse città italiane con presidi e assemblee organizzati principalmente dal Sindacato Medici Italiani (SMI).
A Milano, la Libera Associazione di Medicina Generale (LAMG), con l'adesione dello SMI, ha organizzato un sit-in in Piazza Duca d'Aosta, di fronte alla stazione Centrale. Centinaia di medici hanno manifestato in camice bianco mostrando cartelli con il numero di pazienti assistiti per evidenziare il loro carico di lavoro. A Roma si è tenuta un'assemblea aperta ai medici del Lazio presso la sede del Sindacato Medici Italiani.
La protesta ha coinvolto anche il Sud Italia, con un presidio a Napoli davanti alla sede Rai di via Guglielmo Marconi a Fuorigrotta, guidato dal segretario regionale SMI Campania, Giovanni Senese. A Palermo, i medici hanno manifestato in Piazza Ottavio Ziino, sede dell'assessorato regionale della Salute. Altri punti di mobilitazione includono Pescara, con un raduno all'Hotel Regent, e Rieti. Le richieste riguardano l'opposizione all'obbligo di dedicare ore fisse alle attività nelle Case della Comunità e la richiesta di un doppio canale per l'accesso volontario alla dipendenza.
Il 15 e 16 settembre 2026 i medici di medicina generale aderenti al Sindacato Medici Italiani (SMI) scioperano per 48 ore, con ambulatori potenzialmente chiusi dalle 8:00 alle 20:00. Alla protesta aderisce anche il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani (Snami) dell'Emilia-Romagna. La mobilitazione contesta l'accordo stralcio sulle Case della Comunità sottoscritto il 23 giugno 2026. Le Case della Comunità sono strutture previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per rafforzare la sanità sul territorio, e l'accordo definisce il ruolo dei medici al loro interno. Il punto più contestato dal SMI è il debito orario, ovvero l'obbligo di dedicare un numero fisso di ore settimanali alle attività in queste strutture, oltre al normale orario di studio. Il sindacato critica anche il ruolo unico in medicina generale e chiede un doppio canale con accesso volontario alla dipendenza, l'attivazione di una scuola di specializzazione universitaria per la medicina generale, il rilancio dell'area della Medicina dei Servizi e maggiori tutele per i professionisti.
La Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), pur riconoscendo le criticità legate ai carichi di lavoro e alla burocrazia, ha scelto di non aderire allo sciopero, ritenendo che la chiusura degli ambulatori non sia la soluzione e che servano altri accordi contrattuali per potenziare i servizi territoriali. Questa divisione tra i sindacati riflette il dibattito sulla riorganizzazione della medicina territoriale in Italia. Le aziende sanitarie locali assicurano che, nonostante lo sciopero, le prestazioni urgenti saranno garantite, come le visite domiciliari urgenti e l'assistenza a pazienti terminali o in assistenza domiciliare integrata. Per i servizi non urgenti, come visite di controllo o rinnovo di ricette, potrebbero verificarsi ritardi: la raccomandazione è quella di contattare il proprio medico per verificare l'adesione allo sciopero. Sono previste manifestazioni e assemblee a Milano, Roma e Napoli per chiedere riforme per la professione.