Immagine generata con AIA seguito del raid aereo israeliano avvenuto sabato 15 agosto nel sud del Libano, il numero delle vittime è salito a undici morti e diciannove feriti. L'attacco ha colpito il villaggio di Ansar e la zona di Deir al-Zahrani. Tra le vittime civili si contano una madre e i suoi quattro figli. Questo è il bilancio più grave registrato dal giugno scorso, quando è iniziata la tregua tra Israele ed Hezbollah. Hezbollah ha condannato l'attacco, promettendo una risposta e invitando le autorità libanesi a interrompere ogni negoziato con Israele.
Nel frattempo, l'Iran ha accusato ufficialmente il Qatar di detenere tre piloti di caccia, Javad Salehi, Abdolmajid Dashtian e Omran Behraveshian, catturati dopo essere stati abbattuti a marzo. Secondo Teheran, i piloti sarebbero sopravvissuti all'abbattimento dei loro cacciabombardieri Sukhoi Su-24 durante un'operazione contro la base americana di Al-Udeid, in Qatar. Il generale Mohammad Bagherzadeh, responsabile del Comitato di ricerca per le persone scomparse delle forze armate iraniane, ha inviato una lettera alla Croce Rossa chiedendo un intervento per il rilascio dei piloti e per consentire loro di contattare le famiglie. Il Qatar ha smentito le affermazioni iraniane, definendole false e sottolineando di aver condotto ricerche nel rispetto del diritto umanitario dopo l'abbattimento degli aerei a marzo, recuperando solo i resti di un altro pilota e considerando i tre ancora dispersi.
Dopo le dichiarazioni del Presidente Donald Trump sulla sua intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio statunitense, la risposta iraniana ha ribadito una linea di sfida. Il vice ministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, ha respinto l'affermazione sottolineando che lo Stretto "è stato, è e rimarrà iraniano", e che sarà aperto o chiuso solo sotto il comando di Teheran. Questo chiarisce l'incertezza sulla serietà della rivendicazione di Trump, interpretata dall'Iran come una minaccia verbale senza fondamento.
La posizione di Teheran è stata rafforzata dalle parole del maggiore generale Ahmad Vahidi, Comandante in capo dei Pasdaran, che il 15 agosto ha rivendicato una vittoria militare sull'America, affermando che le forze iraniane avrebbero "messo in ginocchio l'esercito più armato nella storia del mondo". Vahidi, nominato alla guida del corpo il 10 agosto 2026, ha gestito le operazioni militari iraniane fin dall'inizio del conflitto. Le sue parole, rilasciate a sei mesi dall'inizio della guerra USA-Israele contro l'Iran, indicano un consolidamento ideologico all'interno della leadership iraniana.
Nel contesto di questa escalation verbale, la sicurezza nel Golfo rimane precaria. Venerdì sera una petroliera della compagnia petrolifera statale di Abu Dhabi ADNOC è stata attaccata nello Stretto di Hormuz. Si tratta del terzo attacco a una nave ADNOC nell'ultima settimana, confermando la minaccia al traffico marittimo cruciale per l'energia globale.
L'instabilità non è limitata al Golfo Persico. Nelle prime ore di sabato 15 agosto, un raid aereo israeliano ha colpito il villaggio di Ansar, nel sud del Libano, causando la morte di sette persone e il ferimento di tre. Tra le vittime si contano tre bambini e due donne, nell'attacco più letale dalla tregua tra Israele ed Hezbollah entrata in vigore a giugno. Questo episodio conferma la violenza e il costo umano del conflitto allargato nella regione.
La tensione tra Stati Uniti e Iran raggiunge un nuovo picco dopo le dichiarazioni del Presidente Donald Trump e del Segretario al Tesoro. Il 14 agosto 2026, durante un comizio a New York, Trump ha annunciato l'intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di energia, territorio degli Stati Uniti. Parallelamente, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha promesso sanzioni economiche pesanti contro l'Iran, dichiarando che faranno parte di un piano che include il mantenimento del blocco navale sui porti iraniani.
Questi sviluppi seguono l'inizio della guerra, scoppiata il 28 febbraio 2026 con gli attacchi aerei coordinati di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. L'Iran ha reagito bloccando lo Stretto di Hormuz, fondamentale per il 25% del commercio marittimo mondiale di petrolio, e attaccando navi mercantili. Gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale sui porti iraniani. Un cessate il fuoco è entrato in vigore l'8 aprile 2026, seguito da un accordo il 17 giugno 2026 per avviare colloqui. Tuttavia, l'Iran ha continuato a colpire navi nello stretto a luglio, rivendicandone la sovranità. Le negoziazioni sono ora in una fase di stallo e il traffico marittimo nello stretto è quasi fermo.
Il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha risposto a Trump ribadendo che Tehran non sarà intimidita e che lo Stretto di Hormuz resterà sotto la sua autorità. Il conflitto ha causato la morte di 17 marittimi e di un lavoratore portuale, oltre a sollevare preoccupazioni per la salute del personale militare statunitense. La Casa Bianca sostiene che la pressione economica sia necessaria per spingere l'Iran a cedere, ma resta incerta l'efficacia di nuove sanzioni senza misure contro i principali acquirenti di petrolio iraniano, come la Cina.