
A partire da domenica 12 luglio 2026, l'Italia ha assistito all'entrata in vigore del tanto atteso "decreto autovelox", un provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che mira a riorganizzare la selva di dispositivi di controllo della velocità presenti sulle strade nazionali. La novità principale è l'introduzione di criteri stringenti per l'omologazione, la taratura e la verifica funzionale degli autovelox, una regolamentazione attesa da oltre trent'anni. Fino ad oggi, infatti, molti apparecchi erano stati semplicemente "approvati" anziché "omologati", una differenza che la Corte di Cassazione, con diverse sentenze dal 2024, aveva chiarito essere sostanziale, mettendo in discussione la validità di numerose multe.
Il decreto, promosso dal ministro Matteo Salvini, ha come conseguenza immediata lo spegnimento di circa 850 autovelox su un totale stimato di circa 4.000 in tutta Italia. Questi dispositivi, realizzati prima del 2017, non rispondono ai nuovi requisiti e i loro produttori dovranno richiederne l'omologazione presentando la documentazione integrativa prevista dal decreto. I rimanenti 3.150 apparecchi, invece, sono considerati conformi e potranno continuare a operare. Il ministro Salvini ha espresso soddisfazione, affermando che l'obiettivo è la sicurezza stradale, non la mera riscossione di denaro, e ha definito alcuni autovelox come una "tassa occulta". Il provvedimento introduce anche nuove garanzie per la privacy, come l'oscuramento automatico dei volti nelle immagini scattate frontalmente, e requisiti più precisi sulla misurazione della velocità, con tolleranze massime definite durante le prove di omologazione.