Immagine generata con AIA pochi giorni dal vertice della Coalizione dei Volenterosi a Kiev, dove l'Italia ha confermato che non invierà truppe sul suolo ucraino e non parteciperà alle esercitazioni, emerge una strategia di supporto militare più articolata. Il governo italiano sta preparando un pacchetto di aiuti che include quattro batterie contraeree SAMP/T NG, sistemi avanzati per la difesa aerea, e sette radar a lungo raggio, sei dei quali prodotti da Thales e uno da Leonardo.
Questa operazione, dal valore di quasi tre miliardi di euro, sarà finanziata con fondi europei ed è finalizzata a potenziare la capacità dell'Ucraina di intercettare missili balistici e droni. L'Italia trasferirà inoltre una prima partita di missili intercettori Aster 30 dalle proprie scorte militari, con l'obiettivo di renderli operativi entro ottobre. Italia e Francia hanno inoltre concordato di autorizzare la produzione degli Aster 30 direttamente sul territorio ucraino, con i primi contratti attesi già a settembre.
Queste decisioni introducono un elemento di complessità rispetto alle analisi che ipotizzavano una titubanza della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni riguardo al sostegno militare. L'attenzione pubblica sugli aiuti umanitari si affianca a un impegno militare gestito tramite un nuovo decreto aiuti.
Il 24 agosto 2026, giorno del 35° anniversario dell'indipendenza ucraina, la Coalizione dei Volenterosi – un'alleanza di nazioni che sostiene Kiev – ha tenuto un vertice nella capitale ucraina. L'incontro, guidato da Francia e Regno Unito, ha definito nuove strategie contro l'aggressione russa. Il Primo Ministro britannico Andy Burnham, alla sua prima visita ufficiale a Kiev, ha confermato il via libera per la condivisione di tecnologie sui missili Storm Shadow/SCALP, consentendo all'Ucraina di avviare la produzione autonoma di questi armamenti a lungo raggio. Questa decisione è stata duramente criticata dal governo russo.
Il Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Coalizione condurrà esercitazioni militari tra ottobre e novembre per verificare la prontezza operativa dei Paesi membri in vista di future garanzie di sicurezza per l'Ucraina. L'Italia ha ribadito che non invierà truppe sul suolo ucraino e non parteciperà a tali esercitazioni. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha confermato che la linea resta quella di escludere l'impiego diretto di militari, continuando a garantire aiuti economici, umanitari e la fornitura di strumenti militari, supportati anche dai 6,1 miliardi di euro stanziati dalla Commissione Europea per la difesa aerea ucraina.
La produzione di missili a lungo raggio in Ucraina potrebbe modificare gli equilibri sul campo di battaglia. La Russia ha minacciato ritorsioni in seguito ai recenti attacchi ucraini. Le esercitazioni annunciate da Macron, pur senza la partecipazione italiana, mirano a consolidare la capacità difensiva europea e la deterrenza, ponendo le basi per una futura forza multinazionale a garanzia della sicurezza ucraina dopo la fine del conflitto.