
La notizia che il sindaco di New York, Zohran Mamdani, stia valutando l'arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in caso di sua presenza all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre, ha scosso il panorama diplomatico internazionale. Mamdani, una figura emergente della sinistra democratica e socialista, è stato eletto sindaco di New York nel 2025, assumendo l'incarico il 1° gennaio 2026. La sua dichiarazione, rilasciata al New York Times, nasce dalla convinzione che Netanyahu, come da lui affermato, sia un "criminale di guerra" contro il quale la Corte Penale Internazionale (CPI) avrebbe emesso un mandato di arresto alla fine del 2024 per presunti crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi nella Striscia di Gaza.
La posizione di Mamdani, che ha costruito la sua carriera politica su piattaforme progressiste e sulla difesa dei diritti, è supportata da una crescente pressione internazionale contro le azioni di Israele a Gaza. Tuttavia, la questione è complessa sotto il profilo legale e diplomatico. Lo stesso sindaco ha riconosciuto di non avere certezze sull'autorità legale di poter ordinare al Dipartimento di Polizia di New York di detenere un capo di stato straniero, e che il suo ufficio legale è in "confronto attivo" per chiarire la questione. Gli Stati Uniti, infatti, non hanno aderito allo Statuto di Roma che ha istituito la CPI e non ne riconoscono la giurisdizione, rendendo difficile l'esecuzione di un tale mandato sul proprio territorio. La governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, in passato aveva già espresso dubbi sui poteri del sindaco in merito a un simile arresto.
La reazione israeliana è stata immediata e dura: Netanyahu ha accusato Mamdani di sostenere Hamas, mentre l'ambasciatore israeliano all'ONU ha criticato la sua gestione della città. Questo scontro evidenzia le profonde divisioni e le tensioni geopolitiche attuali, trasformando l'Assemblea ONU di settembre in un potenziale campo di battaglia non solo diplomatico ma anche politico, con implicazioni per le relazioni tra Stati Uniti e Israele e per il ruolo del diritto internazionale.