cronaca

Hormuz, la polveriera del Golfo riesplode: petroliere nel mirino

16 luglio 2026 alle ore 04:47
Riscritto da Daily4u
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Analisi e scrittura fatte con l'ausilio di strumenti AI

Una nuova e preoccupante escalation militare ha riacceso il conflitto tra Stati Uniti e Iran nel vitale Stretto di Hormuz, con reciproci attacchi che hanno fatto seguito alla rottura di un cessate il fuoco concordato a giugno. La situazione ha visto un'intensificazione delle operazioni militari da entrambe le parti a partire dai primi giorni di luglio. Il 15 luglio, le forze statunitensi del CENTCOM (Comando Centrale degli Stati Uniti) hanno intercettato e disabilitato una petroliera vuota battente bandiera di Curaçao che, secondo le dichiarazioni americane, stava cercando di forzare un blocco navale dirigendosi verso l'isola di Kharg, un importante terminal petrolifero iraniano. La nave è stata colpita alla ciminiera dopo aver ignorato ripetuti avvertimenti. Questo episodio si inserisce in una serie di attacchi americani volti a indebolire le capacità militari iraniane utilizzate per minacciare il traffico marittimo nello Stretto.

L'Iran ha risposto a queste azioni con proprie ritorsioni, dichiarando la chiusura dello Stretto di Hormuz – un passaggio fondamentale attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale scambiato via mare. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane avevano già attaccato in precedenza due petroliere registrate negli Emirati Arabi Uniti, sostenendo che le imbarcazioni avessero tentato di navigare in una rotta non autorizzata e con i sistemi di navigazione spenti. Uno dei marinai a bordo ha perso la vita e altri otto sono rimasti feriti in questo incidente. Le tensioni si sono estese anche ad altri teatri regionali: il leader del movimento Houthi in Yemen, Abdul Malik al-Houthi, ha minacciato di colpire impianti petroliferi e infrastrutture dell'Arabia Saudita qualora Riad dovesse intensificare la sua aggressione nello Yemen. Secondo alcune fonti, l'Iran avrebbe istruito gli Houthi a prepararsi a bloccare anche lo Stretto di Bab el-Mandeb, un altro passaggio strategico per il commercio marittimo, in caso di attacchi statunitensi alle infrastrutture elettriche iraniane.

Nel frattempo, in un tentativo di de-escalation su un fronte correlato, si sono svolti colloqui tra Israele e Libano a Roma il 14 e 15 luglio, mediati dagli Stati Uniti. Durante questi incontri, è stata avanzata una proposta per il dispiegamento di unità militari italiane con il compito di monitorare le operazioni di demilitarizzazione delle aree del Libano meridionale e il disarmo di Hezbollah, un movimento sciita libanese. Questa possibilità è attualmente al vaglio delle parti, dopo che la supervisione da parte della missione UNIFIL (Forza Interinale delle Nazioni Unite in Libano) è stata scartata da Israele e dagli Stati Uniti. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato la fine del cessate il fuoco con l'Iran il 10 luglio e ha minacciato "attacchi devastanti" a infrastrutture iraniane come centrali elettriche e ponti se Teheran non riprenderà i negoziati. La situazione rimane estremamente volatile, con il rischio concreto di un allargamento del conflitto e ulteriori ripercussioni sull'economia globale, data l'importanza strategica della regione per le forniture energetiche mondiali.

Fonti: Il Post · ANSA · Sky TG24 · Quotidiano Nazionale · L'Opinione delle Libertà · Internazionale · Il Fatto Quotidiano · Borsa Italiana · Euronews.com · Il Sole 24 ORE
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