
A partire da oggi, domenica 19 luglio 2026, un cambiamento significativo ridisegna le pratiche del settore moda in tutta l'Unione Europea: è entrato in vigore il divieto per le grandi imprese di distruggere i prodotti tessili invenduti, inclusi abbigliamento, scarpe e accessori. Questa misura rappresenta un pilastro del più ampio Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR), una normativa voluta dall'UE per affrontare l'impatto ambientale dell'industria e promuovere un'economia circolare. Il regolamento, introdotto con il Regolamento (UE) 2024/1781, impone alle aziende di trovare soluzioni alternative per la gestione degli stock invenduti, privilegiando il riuso, il riciclo o la donazione.
Storicamente, molte aziende, specialmente nel fast fashion e nel lusso, hanno optato per la distruzione degli invenduti per evitare costi di stoccaggio o per proteggere l'immagine del marchio e il suo valore percepito, una pratica che ha generato un enorme spreco. Stime ufficiali indicano che tra il 4% e il 9% di tutti i prodotti tessili immessi sul mercato europeo viene distrutto prima di essere utilizzato, equivalente a circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ all'anno. Il nuovo regolamento mira a porre fine a questa abitudine, promuovendo la trasparenza: le aziende dovranno anche rendere pubbliche le informazioni sui volumi di beni invenduti smaltiti, le motivazioni e le misure adottate per prevenire future distruzioni, un obbligo che diventerà effettivo in un formato standardizzato a febbraio 2027. Il divieto si applica da subito alle grandi imprese, mentre le medie aziende avranno tempo fino al 19 luglio 2030 per adeguarsi. Micro e piccole imprese sono esentate, anche se non è esclusa la possibilità di futuri interventi se si dovesse riscontrare un aggiramento della norma. Sono previste deroghe limitate, ad esempio per prodotti che presentano rischi per la salute o la sicurezza, articoli gravemente danneggiati o che violano diritti di proprietà intellettuale. La sfida ora per le aziende sarà non solo conformarsi, ma anche ripensare i modelli di produzione per ridurre la sovrapproduzione, investire in logistica inversa efficiente e favorire partnership con enti di recupero e riciclo.