
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) ha emesso il 16 luglio 2026 due sentenze cruciali che dichiarano la legge spagnola di amnistia per gli indipendentisti catalani pienamente compatibile con il diritto dell'Unione Europea. La decisione della Grande Sezione dei quindici giudici di Lussemburgo ha dissipato i dubbi sollevati dalla Corte dei Conti spagnola e dall'Audiencia Nacional (un'Alta Corte spagnola) riguardo alla possibile violazione degli interessi finanziari dell'UE e delle direttive antiterrorismo. La CGUE ha stabilito che l'obiettivo della legge, ovvero ridurre le tensioni politiche e facilitare la riconciliazione in Catalogna, è legittimo e rientra nelle competenze degli Stati membri.
Questa legge, approvata nel giugno 2024 dal governo di Pedro Sánchez (il primo ministro spagnolo e leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo, PSOE) con il sostegno dei partiti indipendentisti catalani ERC e Junts, mira a estinguere le responsabilità penali, contabili e amministrative legate al "procés", il percorso secessionista che ha portato al referendum di indipendenza del 2017. Tra i principali beneficiari della legge ci sarebbe Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat de Catalunya (il governo autonomo della Catalogna) e figura simbolo del movimento indipendentista, in esilio in Belgio dal 2017 per sfuggire alla giustizia spagnola. Nonostante il via libera europeo, il suo rientro in Spagna non è immediato: spetterà ora ai tribunali spagnoli applicare l'amnistia ai singoli casi, con il Tribunale Supremo che ha in precedenza sollevato dubbi sull'applicabilità dell'amnistia a Puigdemont per il reato di malversazione legata al finanziamento del referendum. In parallelo a questa importante pronuncia, la politica spagnola è scossa da un'altra notizia: Begoña Gómez, la moglie del premier Pedro Sánchez, è stata rinviata a giudizio da un tribunale di Madrid il 16 luglio 2026. Sarà processata per presunto traffico di influenze e appropriazione indebita di fondi pubblici. Tuttavia, la stessa corte ha revocato le misure cautelari che le erano state imposte, come il divieto di espatrio e il ritiro del passaporto, e ha eliminato l'accusa di corruzione. Questo sviluppo aggiunge pressione al governo Sánchez, già sotto i riflettori per la controversa legge di amnistia.
Gli scenari futuri vedono ora la palla passare ai giudici spagnoli, che avranno il compito di applicare la legge di amnistia entro un termine di due mesi, come indicato dalla CGUE. Questo potrebbe portare a un confronto istituzionale tra Madrid e Lussemburgo nel caso in cui le corti spagnole dovessero interpretare la legge in modo restrittivo. Per Puigdemont, la sentenza della CGUE apre la strada a un possibile ritorno, ma solo se la Corte Costituzionale spagnola e il Tribunale Supremo decideranno di concedergli l'amnistia anche per le accuse di appropriazione indebita, un punto ancora controverso. La situazione di Begoña Gómez, invece, si svilupperà attraverso un processo che terrà banco nel dibattito pubblico spagnolo, con potenziali ripercussioni sulla stabilità politica del governo Sánchez.