
Dopo quasi otto anni dal disastro che il 14 agosto 2018 vide il crollo del Ponte Morandi a Genova, provocando la morte di 43 persone, il Tribunale ha emesso ieri, 16 luglio 2026, la sentenza di primo grado. Questa decisione rappresenta un punto fermo importante in un lungo e complesso percorso giudiziario. La pena più severa, 12 anni di reclusione, è stata inflitta a Giovanni Castellucci, all'epoca amministratore delegato di Autostrade per l'Italia (Aspi), la società concessionaria del tratto autostradale. La Procura aveva richiesto per lui 18 anni e 6 mesi. Altri ex vertici di Aspi e di Spea Engineering (società incaricata delle manutenzioni), oltre a funzionari del Ministero delle Infrastrutture, hanno ricevuto condanne significative. Tra questi, Michele Donferri Mitelli, ex numero tre di Aspi, è stato condannato a 11 anni, mentre Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Mit, ha ricevuto 5 anni. In totale, 32 dei 57 imputati sono stati condannati, per un totale di circa 177 anni e 2 mesi di reclusione.
Le accuse principali riguardavano crollo colposo e omicidio stradale, con la Procura che ha sostenuto come il disastro non fosse una fatalità, ma il risultato di gravi carenze nella manutenzione e nei controlli, volte a massimizzare i profitti a scapito della sicurezza. La difesa di Giovanni Castellucci ha annunciato immediatamente ricorso in appello, sostenendo che la sentenza si basa più sulla sua posizione gerarchica che su condotte personali specifiche, e che la causa del crollo sarebbe da imputarsi a un difetto costruttivo occulto del ponte, risalente agli anni '60, mai individuato prima. È importante notare che Castellucci sta già scontando una condanna definitiva a sei anni di reclusione per la strage del viadotto Acqualonga del 2013, un altro grave incidente stradale. Il nuovo viadotto che ha sostituito il Ponte Morandi, il Genova San Giorgio, progettato dall'architetto Renzo Piano, è stato inaugurato nell'agosto 2020.
Questa sentenza di primo grado, sebbene accolta con soddisfazione dai familiari delle vittime che la vedono come un'affermazione di responsabilità e un riconoscimento delle loro sofferenze, è solo il primo capitolo di un iter giudiziario che si preannuncia ancora lungo. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni, e sarà allora che le difese potranno affinare le loro strategie per i successivi gradi di giudizio, con la certezza che la battaglia legale proseguirà nelle corti d'appello e, potenzialmente, in Cassazione. È plausibile che i tempi della giustizia si estenderanno ancora per diversi anni, prima di giungere a sentenze definitive.