Immagine generata con AILa questione della tassazione degli extraprofitti, i guadagni eccezionali delle società energetiche dovuti all'aumento dei prezzi di carburanti ed energia, è tornata al centro del dibattito. L'Italia, insieme a Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, aveva sollecitato la Commissione Europea a imporre un prelievo comune per finanziare misure contro il caro energia. Un rapporto di Transport & Environment ha stimato extraprofitti per circa 7,5 miliardi di euro per le compagnie petrolifere europee nel primo semestre del 2026.
Tuttavia, la Commissione Europea ha ribadito che la tassazione spetta agli Stati membri, che possono agire autonomamente purché nel rispetto del diritto europeo. Questa posizione, che rimanda al pacchetto di proposte 'AccelerateEU' del 22 aprile, ha spinto la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, a incalzare il governo. Schlein ha chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti di abbandonare le soluzioni provvisorie e procedere con una tassa nazionale. La discussione è alimentata anche dagli esperti: l'economista Daniel Yergin ha espresso scetticismo, sostenendo che «la storia delle tasse sugli extraprofitti è una storia di fallimenti».
La Commissione si è detta pronta a fornire assistenza agli Stati. Resta da vedere come il governo italiano, che in passato ha già affrontato il tema con esiti variabili, deciderà di muoversi, considerando la cautela espressa dal vicepremier Antonio Tajani, che privilegia il dialogo con le aziende per evitare conflitti fiscali.