
La seconda edizione del Secure Innovation Summit 2026, che si è svolta ieri 9 luglio 2026 presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma, ha messo al centro del dibattito nazionale il binomio tra intelligenza artificiale e sovranità tecnologica. Promosso dall'Università Campus Bio-Medico e da Teleconsys, l'evento ha radunato figure di spicco dal mondo governativo, con la partecipazione di un rappresentante dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), del settore accademico, della ricerca e dell'industria. L'obiettivo principale era esplorare le vie per assicurare che l'Italia e l'Europa possano governare autonomamente le proprie infrastrutture digitali e i sistemi di AI, considerati ormai elementi decisivi per la competitività economica e la sicurezza nazionale.
Durante il Summit, si è evidenziata la necessità di un approccio integrato che connetta innovazione tecnologica, gestione del rischio e sviluppo di competenze specifiche. Sono stati individuati quattro settori chiave – Pubblica Amministrazione, Sanità, Difesa e Sicurezza, e Infrastrutture Critiche – nei quali la capacità di proteggere i dati, controllare le tecnologie digitali e rispondere efficacemente alle minacce informatiche è considerata vitale per garantire sviluppo, autonomia tecnologica e resilienza. L'intervento di Agostino Sperandeo, responsabile della Divisione Strategia e Politiche di Cybersicurezza Nazionale dell'ACN, ha sottolineato come la sovranità tecnologica non implichi chiusura all'innovazione, ma piuttosto la capacità di dirigerla.
In questo contesto, è plausibile che il dibattito emerso dal Summit influenzi le prossime fasi di attuazione delle normative sull'intelligenza artificiale, come i decreti legislativi approvati dal Governo lo scorso 10 giugno 2026, che mirano a recepire l'AI Act europeo e introdurre nuove responsabilità in caso di mancata sicurezza nei sistemi ad alto rischio. La sinergia tra istituzioni e settore privato, auspicata durante l'incontro, potrebbe portare a un maggiore investimento nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni AI 'made in Italy' o 'made in Europe', riducendo la dipendenza da fornitori extra-UE, come suggerito anche dal "Tech Sovereignty package" dell'Unione Europea. Se l'Italia riuscirà a trasformare queste discussioni in azioni concrete, potrebbe rafforzare significativamente la sua posizione nel panorama globale dell'AI e della cybersicurezza.