Immagine generata con AIIl 10 settembre 2026, Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha chiarito che le condizioni di pace della Russia per il conflitto in Ucraina non hanno subito modifiche rispetto a quelle espresse dal presidente Vladimir Putin nel giugno 2024. Tali condizioni prevedono il ritiro completo delle truppe ucraine dalle quattro regioni (Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson) che la Russia ha unilateralmente annesso nel settembre 2022, sebbene non ne controlli l'intero territorio. Inoltre, Kiev dovrebbe rinunciare formalmente a qualsiasi aspirazione di adesione alla NATO e adottare uno status di neutralità, non allineamento e demilitarizzazione. Peskov ha rimarcato che, sebbene le condizioni russe siano rimaste costanti, la realtà sul campo di battaglia è divenuta molto peggiore per l'Ucraina nel corso degli ultimi due anni.
La riaffermazione di queste richieste giunge in un periodo di intensa attività diplomatica. Nei primi giorni di settembre 2026, inviati statunitensi, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno visitato sia Mosca che Kiev per presentare una proposta di pace avanzata dall'ex presidente Donald Trump, che ha espresso il desiderio di porre fine al conflitto entro l'estate. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha mostrato una cauta apertura a possibili compromessi in vista di negoziati, a patto che anche la Russia si dimostri disposta a fare concessioni. Tuttavia, nonostante questi scambi, le posizioni rimangono distanti, con Mosca che continua a sottolineare la necessità di soddisfare i propri interessi territoriali. Nel frattempo, gli scontri continuano a colpire la popolazione civile, come dimostrato da un recente raid russo che ha colpito un centro commerciale a Pavlohrad, in Ucraina, provocando vittime. La ricerca di una sede per eventuali colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e USA ha visto menzionare Abu Dhabi come possibile opzione.